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Ci voleva il referendum per zittire Tajani

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di Giovanna Di Rosa
Giovanna Di Rosa

Il ministro degli Esteri capace di fermare la guerra del Golfo dicendo bonariamente basta smettetela allargando le braccia seduto su una poltrona, chissà se si era seduto o accasciato, non è ancora apparso nel momento in cui scriviamo, a regalare una sola parola sul referendum che Forza Italia ha perso, che ha perso Mediaset, che hanno perso i Berlusconi. Ci si aspettano interventi potenti, se non discese in campo dirette, di qualcuno tra gli augusti pargoli. Chi sia non lo sappiamo, ma il rischio c’è. Si potrebbe obiettare che, dato lo scarsissimo valore di quello che Tajani dice, il fatto che stia zitto beneficia lui e il suo entourage. E sarebbe difficile darvi torto. Si potrebbe obbiettare che se questo è il valore del vicepresidente del Consiglioministro degli Esteri, ci si chiede se Meloni si sia accorta della classe dirigente di cui si è circondata.

Non sono dunque bastate le trasmissioni televisive su sei reti a senso unico, senza contraddittorio, con conduttori genuflessi a reggerle il moccolo e a suggerire risposte anziché fare domane; non sono bastati podcast di personaggi pubblici troppo famosi per essere anche utili che la lasciano parlano per il 77% del tempo senza avere la capacità di intervenire; non sono bastati gli appelli unilaterali a cercare di recuperare una vittoria che sapeva già essere una sconfitta.
Il fallimento di questo governo è evidente: tutti i fallimenti sono evidenti. E diventano ancora più evidenti quando per anni hai cercato di nasconderli sotto un’aura magica di propaganda contro i numeri, contro la realtà, contro il popolo che tanto invochi, contro l’evidenza. In questo Tajani, un Tajani molto nervoso (andatevi a cercare le risposte date ai giornalisti negli ultimi giorni pre-referendum) è una delle due palle al piede della presidente del Consiglio.

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Tajani ha perso con tutto il governo, ma ha perso più di tutti: perché questo era il referendum di Forza Italia; era il referendum che il de cuius doveva vincere dall’aldilà; era il referendum della Marina e del Piersilvio; era il referendum di quelli a libro paga perché la realtà va riscritta ad uso di coloro che si vogliono far passare per imbecilli, ma non lo sono: gli Italiani. Tajani ha perso fragorosamente senza avere nemmeno il buon gusto di perdere da solo. Ha perso l’arroganza dei capocrati. E ha vinto la Costituzione che tanto hanno sui coglioni. A vedere se imparano qualcosa.

 

 

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(23 marzo 2026)

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