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Si chiede, in soldoni, una schedatura di studenti e studentesse palestinesi in Italia? Una gran brutta storia

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Testo:

di Samuele Vegna
Critica e sottovalutata è la circolare del ministero dell’istruzione del merito [sic] su studentesse e studenti palestinesi ripresa da numerosi media, tra i quali il Corriere. Cosa viene chiesto? Viene chiesto un censimento etnico? Viene chiesta una delazione? Si chiede, in soldoni, una schedatura?
Le domande mi tormentano, mi ricordano i tempi del ‘38, che chissà se ero vivo e vegeto o vedevo da qualche altra dimensione e per questo rinasco incosciente lottatore, ma mi suona tutti a leggi razziali, che sono poi quella roba che hanno generato i nostri campi di concentramento. Una bruttissima storia.

Noi non viviamo in un metaverso, purtroppo, ma viviamo in un mondo di discriminazione pesante e di schedatura opprimente. Non c’è apparentemente nessuna via d’uscita, e non lo abbiamo deciso noi, ma lo decidono loro, che fanno di cosa nostra cosa loro, di casa nostra casa loro. Ma quella cosa, non è nostra.
Il significato è chiaro, ma è più importante il significante: difendersi. Difendiamolə. Ogni studente e studentessa palestinese va difeso, protetta.
Opporsi ai regimi è un obbligo, ed è anche un privilegio; non è per generare solo visibilità, dovrebbe essere la regola.
Imbarazza l’opposizione, ma meno del solito, sul referendum giustizia oppositivo hanno avvertito il colpo di maglio, ma la penso ancora così.

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Ci opporremo come popoli oppressi e imbrogliati.
Ci dobbiamo opporre a ogni minimo singolo passo verso il totalitaritsmo.
Oppure, perderemo ogni diritto e ogni cosa e persona a noi cara.
Anche il compagno di banco.
Rivoluzione fino alla vittoria.
Senza armi e senza violenza. Quella c’è già.


(16 gennaio 2026)

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