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di Samuele Vegna

Due anni fa Cloe Bianco si suicidava (“Era un uomo vestito da donna”, disse l’assessora Donazzan in un afflato asfittico di disumanità). In due anni nulla è migliorato per i diritti umani e per i diritti lgbt+, anzi, la situazione è peggiorata, soprattutto a Milano. Due anni fa ne scrivevo così. Ad oggi, siamo ancora tuttə più solə, emarginatə e sofferenti. Non dimentichiamo Cloe, Bruna, e tantə altrə, discriminatə e costrettə alla strada nonostante le tante, false, promesse di libertà.

“Cloe Bianco di Belluno aveva 50 anni quando fece coming out come transgender, nel 2015, entrando nella classe dove insegnava con un caschetto biondo, le unghie smaltate e la gonna.
Cloe desiderava esprimersi per chi era da quando aveva 5 anni, ma all’anagrafe si chiamava ancora Luca.
Ma per la società, per le persone intorno a lei, e pure per i genitori dei suoi studenti e per il tribunale del lavoro al quale aveva fatto ricorso, Cloe da quel momento andava nascosta, relegata in segreteria, non poteva più insegnare, perché non avrebbe dovuto fare quella “carnevalata”, come la definì persino Elena Donazzan, assessora veneta (meloniana) all’istruzione.

Cloe Bianco qualche giorno fa si è suicidata.
Non è stato un incidente, ma è stata lei a volersene andare, consumando un ultimo pasto e bruciando col suo camper dove oramai viveva, isolata dal mondo ed esclusa da tutti.

Questa notizia fa pensare a quanto, ancora oggi, le persone transgender vivano un disagio creato dagli altri che hanno intorno e dai loro pregiudizi, e a quanto sarebbe più giusto offrir loro un sostegno da parte della giustizia e delle istituzioni, anziché affossarle, umiliarle e distruggerle.

La nostra società deve civilizzarsi e deve crescere per lasciare libere di esprimersi persone come Cloe.
Servono vere infrastrutture e leggi per la comunità lgbt, diffidate da chi promuove in modo propagandistico le “zone di libertà lgbt” quando dietro non c’è un vero lavoro e un vero sostegno, ma solo parole.

Cloe, ti chiedo scusa a nome di tutti quelli che ti hanno fatto del male con i pregiudizi e con il disprezzo e con la non-azione.
Meritavi di meglio.

Un saluto di addio.
Samuele”

Due anni fa ne scrivevo così.

 

 

(15 giugno 2024)

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