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Scrivere di libera espressione in questo paese è un lavoro usurante per il quale non danno alcuna pensione anticipata

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di Samuele Vegna
Samuele Vegna

Parlando di libera espressione sembra a volte di dover insegnare le basi a persone mancanti della giusta dose di comprendonio. In ordine sparso, non considero libera espressione presentarsi in testa a un corteo pacifico con la bandiera di uno Stato che massacra innocenti da mesi e mesi e che nulla ha imparato dalla sua esperienza storica, per quanto drammatica; non considero libera espressione andare al 25 aprile appartenendo a partiti che non si scusano per tutti i 25 aprile che hanno insultato; non considero libera espressione presentarsi con bandiere quando viene chiesto di non farlo. Lo considero opportunismo. Basta rifarsi all’articolo 21, per capire che tutto ciò è contrario al buon costume. Ma la mia è un’opinione, come tale personale.

E poco mi importa che Paolo Romano, ad esempio, abbia di che lamentarsi, appuntandosi la medaglietta di uno dei tanti ad essere salito sulla flotilla e che ora difende a spada tratta chi ha portato in manifestazione uno striscione con su scritto “cinquemila sionisti hanno contribuito alla liberazione” quando il Sindaco retto anche dal PD Milano se ne è fregato del fatto che una fetta importante della città non voleva il gemellaggio con Tel Aviv. Non ci mancheranno gli opportunismi e i comunicati stampa furbi. Dico che non ci mancheranno. Ma anche questa è un’opinione, e la esprimo dentro la libertà d’opinione che vediamo quanto dura ancora in questo paese.

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La volontà popolare, mi riferisco ai sondaggi ufficiali mica alle mie amiche e amici a cena dato che ricevo poco e di rado, è largamente a favore di una brigata ebraica contro le guerre e i genocidi, così come è contro la guerra che stiamo finanziando in Ucraina invasa dalla Russia di Putin… Vale la pena ripeterlo: la gente vuole la pace, non la guerra. Ripetete con me: la pace e non la guerra. La Liberazione è servita a questo. O almeno avrebbe dovuto. E non spiace affatto vedere il tramonto di carriere fulgide quanto di inutili poltronismi. Mi spiace vedere partiti che dicono “a” e fanno “zeta”. Ma anche questa è un’opinione, e la esprimo dentro la libertà d’opinione che vediamo quanto dura ancora in questo paese.

Umberto Fiora in Rossa Palestina cantava “aldilà di questo mare c’è un popolo fratello”: che è stato devastato da decine e decine di migliaia di morti palestinesi, in grandissima parte civili – altissimo il numero di donne e bambini – e medici, giornalisti. Con quello che è successo, con ciò che sta succedendo, con le nuove guerre alle porte, dovremmo tornare a parlare della cose serie: dei genocidi, delle invasioni e persino di cosa è davvero la democrazia: una patria senza capitalismo e senza guerre. Ma nemmeno ci si prova a parlarne in quei termini, e se lo si grida troppo forte qualcuno cerca di farti stare zitto. Non importa come.

 

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(27 aprile 2026)

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