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di Samuele Vegna

Un diritto umano non può essere di destra o di sinistra, una manifestazione per quel diritto necessario, ovvio, che sarebbe da garantire secondo le moderne Costituzioni, non può essere di destra o di sinistra.

Io ai Pride non vorrei vedere solo le luccicanti e coloratissime sfilate di allegria, ma vorrei vedere la rivolta del nostro profondo orgoglio, soprattutto dopo le parole di Bergoglio, soprattutto viste le continue aggressioni discriminatorie, soprattutto dopo il suicidio di Vizzolo Predabissi. Anzi, noi dovremmo pronunciare parole di rivolta nonostante questi avvenimenti, noi dovremmo prenderci la nostra libertà nonostante l’odio, perché la libertà è sancita da fondamenti molto più profondi anche della stessa legge e della stessa Carta Costituzionale.

Noi abbiamo bisogno non di essere tollerati, non di essere accettati, ma di essere piaciuti per quel che siamo, per chi siamo, così come siamo.

Personalmente, nei luoghi dei Pride, nelle sue manifestazioni e nei suoi eventi, soprattutto a Milano, ho visto soltanto un fine: lucro. Non vedo altro che lucro e propaganda nel Milano Pride, e non parlo di chi vi partecipa coerentemente con i proprio valori, che è uno dei più importanti d’Italia, forse il più importante dopo quello romano.

In Europa però non siamo considerati di serie B, ma di serie C, perché non attuiamo mai quello che sarebbe necessario: io dopo le parole del Papa sulla “frociaggine” mi aspettavo le piazze piene in rivolta, l’assalto metaforico alle mura vaticane, un grido di dolore e di vendetta dal movimento lgbt+. Movimento che però non esiste, che è frammentato, che è distrutto, che non possiede più le caratteristiche di un tempo, ma soltanto clientelismo. La dimostrazione più palese è che sul palco del Milano Pride saliranno i soliti. Non ci saranno le testimonianze di chi per esempio è statə aggreditə, picchiatə dai genitori per il suo orientamento sessuale o per il suo genere.

Breve parentesi: il simbolo “ə” , c’è chi lo legge “u” e c’è chi lo legge “a”, scegliete voi, ma questo è il mio metodo inclusivo di scrivere e non lo cambierò.

Quindi c’è una ragione per la quale ho scritto “i soliti” e non “ ə solitə”: il clientelismo nel mondo gay è maschiocentrico, ed è maschilismo tossico quello che si vede e si vedrà sempre di più, soprattutto nei pride, e soprattutto lo vedo allargarsi a macchia d’olio da anni e anni nel mondo degli uomini gay, e mi disgusta. Sono spesso soltanto uomini a parlare dal palco dei Milano Pride (e di troppi altri Pride), e sono sempre e spesso uomini a occupare i posti e le poltrone più importanti all’interno della associazioni che dovrebbero garantire l’inclusione di tuttə. Io non vedo inclusione nel Milano Pride dalla prima volta che ci sono stato, e l’ultima volta è stata nel 2019.

Questo Pride del 2024, sarà per me un pride di protesta, un pride di rivolta pacifica, un pride d’orgoglio e di dignità perduta che nessuno pare che voglia recuperare, tranne me. Alziamoci quella mattina, andiamo al Pride con i nostri valori e non con i valori di chi crede di illuderci ancora che è dalla nostra parte non per una poltrona né per il vil denaro: io non vedo attuate leggi per il matrimonio gay, o per il matrimonio queer, o contro la discriminazione omotransfobica.

Alziamoci e svegliamoci, apriamo occhi e orecchie.

 

(3 giugno 2024)

©gaiaitalia.com 2024 – diritti riservati, riproduzione vietata

 

 





 

 

 

 

 

 

 



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