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La ministra Roccella su La Russa: “Non posso entrare nelle reazioni di un padre” e poi pontifica su Daniela Santanchè “come Tortora”

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di Paolo M. Minciotti

La sgradevolissima questione La Russa continua a tenere banco, con il capo famiglia preda di se stesso e di una incontrollabile crisi di nervi che trova sul suo cammino la difesa d’ufficio di altri eminenti esponenti governative della compagine che ha al suo interno così tanto amore per le donne da lavorare persino contro le donne.

L’ultima sortita è della solita ministra Roccella, più familista che della Famiglia, secondo la quale non è possibile entrare “nei casi individuali e nelle reazioni di una persona che ha un rapporto affettivo, è il padre dell’eventuale indagato”; il pubblico ha reagito in maniera indignata, ma stavano ascoltando la ministra Roccella, ministra del governo eletto di cui La Russa è presidente del Senato. Invece di indignarsi dopo si può pensare a come si vota prima. Ma è solo un esempio.

Alla manifestazione “Il libro possibile” di Polignano a mare dove Roccella è stata invitata per presentare il suo libro, Roccella era lì per non pronunciarsi su una violenza alle donne, per questioni legate alle reazioni affettive del padre dell’indagato, mentre Meloni taceva – il rimpastino, Signora presidente del Consiglio, il rimpastino – a dimostrazione di quanto importi delle donne a questo governo che dice di lavorare per le donne attraverso sofismi da circo equestre per non udenti. Poi Roccella, smentendo clamorosamente se stessa, difende una donna: è Daniela Santanché, sodale e compagna di governo che non si può certo buttare giù dalla torre essendo perfettamente capace di suicidarsi da sola, paragondando il suo caso a quello di Enzo Tortora– perché ci vuole coraggio – dicendo “Ricordo il caso di Enzo Tortora, come anche tutti i politici che si sono dimessi e poi sono risultati assolutamente innocenti” con il pubblico nuovamente infuriato per il quale vale quanto scritto poc’anzi.

Poi la chiosa. Per la ministra Roccella “non si accetta l’idea che in democrazia possa vincere la destra”: ma anche qui sbaglia. Ciò che non si accetta è che la destra che vince si senta intoccabile solo perché ha vinto. E non ci crederà l’augusta Ministra, ma varrebbe anche per la sinistra se si comportasse nello stesso modo inaccettabile. Se ne facciano una ragione: non si contestano le persone per la loro idea politica, ma per quello che esce dalle loro bocche dominate dal complesso di Calimero.

Poi arriva la contestazione politica a Facci che conduceva [sic] l’incontro e che è destinato a un programma Rai. Perché contestarlo prima quando si potrà tranquillamente vederlo fallire (o trionfare) in accordo con le sue capacità, qualora ne abbia? Per quanto male possa fare, certamente un programma più brutto di Carta Bianca non potrà farlo, anche se è vero che al peggio non c’è mai fine.

 

 

(9 luglio 2023)

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