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HomeNotizieLe leggi elettorali a uso e consumo di lor Signorie

Le leggi elettorali a uso e consumo di lor Signorie

di Marco Biondi

Attenzione! Questa volta iniziano a parlarne da subito, invece che aspettare gli ultimi giorni della legislatura! Questa legge elettorale, almeno quella relativa alle città non va bene. Vince la sinistra, bisogna subito smontarla. Lo scrive a chiare lettere persino Repubblica.

Il caro vecchio Berlusconi aveva già dato abbondantemente prova, durante il suo “regno”, di ignorare bellamente le regole democratiche e aveva cambiato in prossimità del voto politico la legge elettorale, in modo da massimizzare il numero di seggi che avrebbe potuto prendere la sua coalizione. Accurati e meticolosi conteggi, basati su dati storici e sondaggi, avevano consentito di modificare collegi elettorali, inserire criteri di recupero dei voti che non avevano generato eletti, modificato i recuperi proporzionali; tutto in funzione di quanto gli serviva. Chi se ne frega di concordarlo a livello parlamentare: quello lo fa la sinistra, loro sono signori, noi, “la destra” andiamo al sodo. Ma quello che non sono mai riusciti a digerire, è il sistema utilizzato per le elezioni amministrative comunali. Il ballottaggio è proprio indigesto. Finisce che vince quasi sempre il candidato della sinistra.

La ragione è semplice: la destra è compatta, quando bisogna puntare al risultato, la sinistra invece, più è importante vincere, più riesce a disunirsi. Tranne che al ballottaggio: lì è uno o l’altro, e allora grillini, moderati, ex comunisti, piddini non hanno scelta. O quello/a lì o la destra. E allora o non si vota, o si vota bene. Questo sistema va smontato, dice Calderoli. Non ci piace per niente. Si penalizza “la volontà degli elettori”. Ma perché mai, beato generatore di “porcellum” (è opera sua!). Se c’è un sistema che più democratico non potrebbe essere è proprio quello del ballottaggio. Tutti possono scegliere il candidato che preferiscono. Se poi quello che avevano scelto la prima volta non ce l’ha fatta a passare, almeno si può esprimere la propria opinione su quello che è considerato il “meno peggio”.

D’altra parte, la storia ci ha insegnato che a quelli di destra e a quelli di sinistra massimalista, e certi sindacati compresi, questo bagno di democrazia non piace. Nel Referendum Costituzionale del 2015 ne abbiamo avuto la prova. La riforma era legata anche alla riforma elettorale, quel “combinato disposto” del quale tanti hanno parlato, per non far capire niente, che nel paventare la “deriva autoritaria” ha portato alla sconfitta della riforma, e del Paese! Ora noi possiamo anche ribellarci, ma finirà che, anche questa volta, ce la faranno. E le attinenze con il ventennio più catastrofico che la storia italiana ricordi si fanno sempre più numerose. Io intanto cercherei di usare il meno possibile la camicia nera. Non si sa mai.

 

(19 aprile 2023)

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