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Transizione ecologica, questa sconosciuta #giustappunto

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di Vittorio Lussana

Secondo il leader della Lega, Matteo Salvini, la nuova norma sulla transizione ecologica per la messa al bando delle auto a benzina e diesel entro il 2035 è “l’ennesima follia nel nome del fanatismo verde”. Dunque, dopo le svariate critiche alle case green, ecco una nuova presa di posizione contraria alla transizione ecologica, che ci fa capire quanto questo governo stia assumendo una serie di atteggiamenti retrogradi, probabilmente favoriti da industriali, palazzinari e gruppi di interesse.

Innanzitutto, nel settore auto, l’Italia è già in ritardo: bisognava investire sulle nuove filiere della mobilità sostenibile e dell’elettrico almeno 10 anni fa. Si conferma, cioè, un dato culturale di arretratezza mentale, prim’ancora che politica. Lo stop alla vendita delle auto a benzina e diesel dal 2035 rappresenta una sfida impegnativa, fondamentale per ridurre le emissioni di Co2 e un ulteriore innalzamento delle temperature. Non si tratta di una questione strategica soltanto per le generazioni future – che già direbbe molto sul grado di amoralità dell’attuale governo – ma anche geologica: un eventuale innalzamento dei mari, dovuto allo scioglimento dei ghiacci come diretta conseguenza dell’effetto-serra, causerebbe una catastrofe all’interno del bacino del Mediterraneo, con mezza Italia che rischia di finire sott’acqua. E ciò la dice lunga su come il portafoglio sia l’unico valore che muove il centrodestra italiano.

Le direttive Ue sulle case green e sul bando dei motori a trazione geotermica, cioè a diesel o benzina, riguardano una fase di transizione ecologica che prevede una serie di step, di report di controllo ogni due anni, studi e ricerche approfondite. E persino eventuali proroghe temporali, da stabilire ogni tre anni. Nulla di così impattante sul nostro sistema industriale, come invece paventano i nostri complottisti che già hanno cominciato a diffondere diffidenza, incredibilmente fieri della loro disastrosa campagna anti-vaccini stracarica di fake news e proteste totalmente strumentali. E non dimentichiamo che, anche su questo versante, Matteo Salvini figura come il più perdente tra i perdenti.

Ma il nostro centrodestra è fatto così: fin quando Matteo Salvini non farà definitivamente i conti con ciò che ha combinato ai tempi del Governo Conte 1, con la sua politica dei porti chiusi e contro l’immigrazione, continuerà a godere di posizioni ministeriali e a guidare un Partito impegnatissimo a sfasciare l’Italia. Oltre a immergerla in un provincialismo culturale alla viva il parroco, perché stare dalla parte dei preti conviene sempre. Anche quando sodomizzano i minori: questa sì che è trasgressione. Altro che i baci innocenti tra Rosa Chemical e Fedez a Sanremo.

Si scandalizzano per delle inezie, minacciando epurazioni in Rai, ma poi si dimenticano di dire che gli altri Paesi hanno preso impegni ancor più rigorosi, rispetto a quelli decisi a Bruxelles. Per esempio, Regno Unito, Israele e Olanda intendono vietare la loro vendita di autovetture diesel e benzina già dal 2030. E la Norvegia, dove le auto a combustione interna, cioè proveniente dal sottosuolo, coprono solamente l’8% del mercato, intende bloccarne totalmente la vendita già dal 2025.

Ma andiamo a vedere cosa fanno gli altri, anche per informare un popolo che si ostina a votare il nulla. Per esempio, la Germania, dove il nuovo governo socialdemocratico punta ad avere ben 15 milioni di auto elettriche su strada entro il 2030. Il che vuol dire commercializzarne 1,7 milioni l’anno. La sola Volkswagen, nel quinquennio 2022-2026, investirà circa 90 miliardi di euro per costruire sei fabbriche di batterie, generando nuovi posti di lavoro, mentre noi continuiamo a proteggere i nostri gruppi industriali capaci solamente di fare cartello e di creare vere e proprie barriere d’entrata, per non avere troppa concorrenza sul mercato interno. E sticazzi alla disoccupazione imperante.

Per non parlare della Cina, la quale già oggi produce il 60% delle auto elettriche mondiali e che, solamente l’anno scorso, ne ha già esportate quasi mezzo milione. È evidente come Pechino punti ad allargare la sua quota di mercato, mentre i nostri capitani coraggiosi se la fanno addosso anziché pensare a incentivi e investimenti. E soprattutto, a favorire la ricerca, perché quando ci mettiamo d’impegno, scopriamo che siamo pure più bravi degli altri nel generare innovazione. E invece no: dobbiamo avere una classe politica con l’ubbia dell’ignoranza che sale al potere: “Viva la merda”, come al solito…

Insomma, per non cadere negli errori del passato, come per esempio quelli commessi sul fotovoltaico, l’Unione europea ha deciso di attrezzarsi per tempo. Ed è quello che ha fatto con la nascita dell’European Battery Alliance. Si tratta di più di un centinaio di progetti per la costruzione di batterie industriali, con stabilimenti già in costruzione. La Ue ha obiettivi molto ambiziosi: non è affatto vero che fa schifo. Come al solito, viene creato un nemico di comodo, per finalità puramente propagandistiche, d’immagine. Tutta fuffa, insomma. L’Europa mira a coprire l’89% della domanda interna di batterie già nel 2030: una quantità in grado di equipaggiare 11 milioni di automobili all’anno. Ma noi continuiamo a guardarci l’ombelico e a dire di no a tutto: questo non è conservatorismo, cara Giorgia Meloni, ma politica da bar.

Con la fine della vendita degli autoveicoli a combustione interna è stato lanciato un chiaro messaggio all’industria europea, per consentirle di rispondere alla sfida ed essere competitiva non sono nel vecchio continente, ma anche in termini di esportazioni in tutto il mondo. Uno scenario industriale limpidissimo, che solo degli incompetenti non sono in grado di vedere: una corsa che porterà a una riduzione dei prezzi tale, da renderle competitive con quelle a combustione geotermica entro quattro anni.

Cosa dovrebbe fare, dunque, il nostro governo? Sostenere la conversione dell’industria della componentistica, che in buona parte lavora per l’industria tedesca: cosa cazzo ci vuole a capirlo? Io non sono tutto ‘sto genio: sono solo bravino a raccogliere quattro informazioni e a scriverci su un pezzo! E a darvi addosso incazzato come un cobra, perché Germania, Francia, Spagna e Regno Unito stanno già sostenendo la transizione del settore automobilistico verso l’elettrico, mentre noialtri abbiamo al governo un Tizio come Matteo Salvini, che assume posizioni retroguardia senza informarsi minimamente sulla crescita esplosiva della mobilità elettrica. Noi, in pratica, stiamo teorizzando di rallentare la transizione ecologica: una strategia perdente, dannosa per il Paese, che si ritroverà in ritardo e a dipendere dagli altri per tutto e su tutto.

Anche sulle case green è impensabile non programmare politiche mirate sugli immobili, dal momento che le nostre case assorbono il 40% dei consumi energetici e sono responsabili per il 36% delle emissioni climalteranti. Siccome il nostro patrimonio immobiliare necessita di un profondo intervento di riqualificazione, sia per ridurre le emissioni e far costare meno le bollette, sia per la messa in sicurezza rispetto alle calamità naturali, come i terremoti e le alluvioni, approfittiamone no? Con edifici più sicuri e meno inquinanti risponderemmo all’obiettivo di una riqualificazione urbana e di valorizzazione delle nostre città. Anche al solo fine di risvegliare il nostro mercato immobiliare. No, niente da fare: noi dobbiamo avere per forza dei rimbambiti al potere.

Guarda, Giorgia Meloni: io non ce l’ho con te, sia ben chiaro, mi stai persino simpatica. Ma apri bene gli occhi. Te lo dico a chiare note: stai governano con gente fuori dal mondo, che non vale niente e non s’informa su nulla. La vostra propaganda non basterà a fermare il mondo e farete la figura di quelli che cercavano di fermare il vento con le mani.

 

 

(17 febbraio 2023)

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