di Daniele Santi
Un altro grande esempio di televisione á la page è venuto nella serata del 5 giugno da La 7 quando Giletti in diretta da Mosca, perché in questo paese si deve dare voce all’uno e all’altro in nome di una tendenza a una par condicio leggerissimamente deviata, dopo una intervista a senso unico (definizione mutuata dalle affermazioni di Sallusti poco prima che sbattesse la porta e se ne andasse), in studio si scatena il direttore di Libero che si sente in dovere di cantarle nei denti al conduttore.
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Sallusti ha indossato il vestito della festa mentre le cantava chiare (qui il video del Corriere) e diceva a Giletti quello che pensava di una intervista a senso unico dove il contraddittorio era solo e soltanto un modo di dire, per poi andarsene annunciando di “rinunciare al compenso pattuito”.
“(…) Mi trovo in un asservimento totale” ha detto Sallusti rivolgendosi a Giletti “alla peggiore propaganda che ci possa essere. Quel palazzo che sta alle tue spalle, faresti bene a ricordarlo a chi ti sta di fianco, è il palazzo dove sono stati organizzati, decisi e messi in pratica i peggiori crimini contro l’umanità del secolo scorso e di questo secolo. Quello è un palazzo di merda. Tu dovresti avere il coraggio di dire ai tuoi interlocutori che il palazzo che hai alle spalle è un palazzo di merda perché lì il comunismo ha fatto le peggiori tragedie del secolo scorso e di questo secolo. E siccome a me fa tristezza vedere un giornalista che stimo venire chiamato bambino e incompetente da una cretina che non sa nemmeno di cosa sta parlando, perché noi la libertà ce l’abbiamo e sappiamo che cos’è e ce la difendiamo, io di fare la foglia di fico a quegli altri due coglioni che hai di fianco non ci sto, per cui mi alzo, rinuncio al compenso pattuito, ma a questa sceneggiata non voglio più partecipare. Grazie”.
Quindi Giletti sviene, letteralmente, e non è detto che ci sia stata causa-effetto tra le parole di Sallusti e lo svenimento gilettiano in un mondo in cui tutto fa audience e forse, nel suo privato angolo di dignità, il coraggioso Sallusti avrà pensato a come mai non le ha cantate così chiare a Berlusconi quando giochicchiava all’amicizia fraterna e un po’ adolescenziale con Putin. Del resto finché c’è vita c’è tempo per redimersi.
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(6 giugno 2022)
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