di Daniele Santi
Le scorribande di Salvini tra la poltrona zoppa di segretario della Lega, le sue dichiarazioni sui “contatti” coi russi “che continuano” senza che ci sia nemmeno l’appoggio del suo partito perché “se devo chiedere il cessate il fuoco, lo devo chiedere alla Russia che ha iniziato il conflitto”. Cosa non si direbbe prima di un’agone elettorale già perso.
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Così per non farsi mancare nulla, e dopo avere incassato lo “stai calmo” del suo partito sulla diplomazia del dialetto padano messa in campo negli ultimi giorni, Salvini picchia duro su Luigi Di Maio colpevole di essere il ministro degli Esteri e quindi più accreditato di lui, di Salvini, ad agire in autonomia rispetto alle crisi internazionali – e va detto che Di Maio sta crescendo, piaccia o no, dandosi da fare e approfondendo il suo lavoro di politico di spessore.
Così a Di Maio tocca rispondere, come se non avesse di meglio da fare, che “le critiche di Salvini” gli sembrano “un film già visto. Ricordate quando fece cadere il governo Conte I?” aggiunge Di Maio ripreso dall’ANSA: “Iniziò tutto così, criticando i vari ministri del governo fino a staccare la spina. Spero di non rivedere lo stesso film. Chi spiegherà poi agli italiani che, a causa di una crisi estiva immotivata, abbiamo bruciato i 200 miliardi del Pnrr?“. Ma si sa. Salvini, lo ha deciso lui, è l’unico in grado di conseguire la pace che Putin non vuole. Del resto è l’uomo dei miracoli.
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(5 giugno 2022)
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