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Influencer russe disperate perché non possono comprare Chanel, questi son dolori…

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di P.M.M.

Le influencer russe farebbero arrivare disperatamente, usiamo il condizionale perché certamente non ci mettiamo a cercarle, immagini della distruzione che stanno operando sulle borsette Chanel che hanno con tanti sacrifici acquistate, povere donne, per protestare contro la “russofobia”. Quando si dice l’umana empatia e si è solidali con la sofferenza degli altri ci si comporta proprio così. Bravissime.

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Come arrivino a Instagram non è dato sapere, essendo il social bloccato agli utenti russi, forse loro in Russia non ci sono, non che ce ne importi granché, perché ciò che importa è che non esiste una “sola borsa, un solo brand” che “vale meno del mio amore per la madrepatria e del rispetto per me stessa” come da proclama patriottica di una delle tre che è persino convinta di avercelo, quel rispetto per sé stessa del quale delira, distruggendo borse griffate da 4mila e oltre euro a pezzo. Per lei “possedere una Chanel significa svendere la mia madrepatria” ergo “non ho bisogno di Chanel”. Raccontare che la Russia non ha invaso l’Ucraina, che Kiev è un pericoloso covo di nazisti e che gli ucraini si ammazzano e violentano da soli, è invece parte di quel rispetto per sé stessa del quale delira.

Anche lei, come una deejay, un presentatore tv, una serie di altri personaggi aderenti alla filosofia del pur-di-salvarmi-il-culo faccio ciò che mi chiedono, è parte del reclutamento propagandistico del tiranno invasore. E tutti agli ordini. Così si capisce anche perché quei video hanno libero accesso ai social, vengono postati dalle televisioni prone al Cremlino, usate internamente ed esternamente per propaganda.

Secondo le accuse delle favolose influencer infatti alcuni negozi della Maison “avrebbero chiesto alle acquirenti i documenti di identità per provare la loro nazionalità e, nel caso di clienti russe, avrebbero negato l’acquisto o chiesto loro di firmare una dichiarazione di impegno a non indossare i loro acquisti in Russia”. Lo raccontano loro, le influencer, Chanel non conferma e non nega. Ci mancavano solo le distruggitrici di borsette. Un vero e proprio inno all’umanità.

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E qui, in quell’umanità che questo popolo dalla mente distrutta dalla propaganda ha ormai smarrito, risiede la differenza tra chi si infuria perché per “russofobia” non può comprarsi una borsa Chanel e una povera donna ucraina che perde il figlio che, prima di essere ammazzato, è violentato da soldati russi.

 

(7 aprile 2022)

©gaiaitalia.com 2022 – diritti riservati, riproduzione vietata

 





 

 

 

 

 

 



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