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“Giustappunto!” di Vittorio Lussana: L’incredibile alleanza tra i “due Mattei”

di Vittorio Lussana #Giustappunto twitter@gaiaitaliacom #Politica

 

Durante la formazione del Governo Conte 2, mi è stata posta sui social network la questione della “consonanza” di un esecutivo con gli umori e i sentimenti del Paese. Si tratta di un’antica annotazione dottrinaria del giurista Costantino Mortati, tesa a sottolineare come la formazione di un esecutivo non dovesse essere totalmente distante dalla volontà popolare espressa nelle urne. Qui c’è un primo punto essenziale da sottolineare: Mortati parlava di “consonanza” riferendosi ai risultati elettorali delle consultazioni politiche nazionali, non certo ad altri tipi di rilevazioni – come, per esempio, i sondaggi di opinione – o tipologie di elezioni come le europee (che si svolsero solamente dal 1979 in poi) o le amministrative di molte regioni della penisola (che si celebrarono per la prima volta nel 1970). Mortati parlava, insomma, di voti veri, espressi dal corpo elettorale al fine di rinnovare le nostre aule parlamentari: Camera dei deputati e Senato della Repubblica. In secondo luogo, questo principio di consonanza di certo non entrava – e non è mai entrato – in contraddizione con i poteri del Capo dello Stato. In pratica, l’ambito in cui si muoveva quel ragionamento era giuridicamente più ristretto rispetto a come viene letto e interpretato negli ambienti delle destre italiane, capaci di strumentalizzare faziosamente persino la spazzola del cesso pur di accusare gli avversari di non lavarsi i denti almeno 3 volte al giorno. Ma proviamo a fare qualche parallelo storico in merito a questa “consonanza” tra mandato popolare e formazione di un esecutivo. Tra il 1968 e il 1979, i voti del Partito comunista italiano, sommati a quelli del Psi, formavano un 43% di consensi indistintamente ‘di sinistra’, che sorpassavano i voti della Democrazia cristiana. In buona sostanza, alla fine degli anni ’60 del secolo scorso, il sorpasso delle sinistre rispetto alla Dc era un dato praticamente avvenuto. A maggior ragione, se si aggiungevano a questa sommatoria anche i voti raccolti dai Partiti laici, Pri e Partito radicale in particolare. In pratica, per un decennio – e forse anche più – nel parlamento italiano si è avuta una ‘maggioranza laica’ che tuttavia non ha mai costretto la Dc ad andare all’opposizione, poiché essa rimaneva il Partito di maggioranza relativa. Quindi, anche se in quella fase politica il Paese stava esprimendo segnali evidenti di un certo cambiamento di ‘umore’ a favore delle sinistre, ciò non comportò mai la formazione di un esecutivo che non vedesse nel proprio seno – anzi, addirittura alla guida – la Democrazia cristiana. La quale rimaneva la forza politica intorno alla quale si era costretti a imperniare la formazione di un qualsiasi governo. Ciò determinò, ovviamente, l’approvazione di norme in parlamento nei confronti delle quali il ‘Partito unico dei cattolici’ era apertamente contrario, come per esempio la legge sul divorzio e quella sull’aborto. Ma anche tali fatti non segnarono mai la nascita di maggioranze diverse, totalmente alternative alla Dc. E anche nella successiva fase di solidarietà nazionale, conseguente alle elezioni politiche del 1976, il Pci si ritrovò praticamente costretto a sostenere in parlamento un ‘monocolore’ democristiano insieme alle forze di quello che allora veniva chiamato “arco costituzionale”. Insomma, la “consonanza” di Mortati è un principio che mantiene una propria legittimità in sede di dibattito dottrinario. Anche perché si basa su elementi di ‘Costituzione materiale’ e non semplicemente formale. Ma quel ragionamento faceva riferimento a esecutivi di minoranza veri e propri. Il ragionamento di Mortati si riferiva, cioè, a quanto accaduto dopo le elezioni politiche del 1924, in cui senza la legge Acerbo e un ‘listone’ di sostegno, Benito Mussolini non sarebbe mai riuscito ad andare al potere. E la stessa obiezione si potrebbe far valere per quanto capitato ad Adolf Hitler alle elezioni del 1932, che lo portarono a diventare cancelliere del Reich nel gennaio dell’anno successivo, con un consenso di voti mai superiore al 38%. Si tratta, insomma, di situazioni particolari, in cui possono formarsi esecutivi basati sulla ‘minoranza più forte’ e non su una maggioranza effettiva: a questo si riferiva la riflessione di Costantino Mortati. Ma tali condizioni non riguardano un Governo come il ‘Conte 2’, sostenuto in parlamento dal primo e dal secondo Partito del Paese. Anzi, la critica di una ‘mancata consonanza’ sarebbe stata più fondata per il Governo Conte 1 – in realtà, non lo era nemmeno in quel caso – poiché imperniato sull’alleanza tra il primo e il terzo movimento politico del Paese. A creare confusione, invece, è l’attuale legge elettorale, il ‘Rosatellum bis’, che ha mescolato cinicamente il criterio proporzionale con quello maggioritario, favorendo soluzioni trasformiste. Una norma fatta apposta per non far vincere nessuno. E infatti, non è colpa di nessuno se le cose stanno andando come stanno andando. O meglio, la vera responsabilità politica di questa fase di confusione complessiva si può ripartire, abbastanza equamente, solamente tra due persone: Matteo Renzi e Matteo Salvini. I ‘due Mattei’ stanno continuando a imperversare. E qualcuno li ritiene addirittura destinati, in futuro, ad allearsi.
Probabilmente, per formare la futura ‘banda del buco’ e riuscire a rubare un piatto di pasta e fagioli, come ne ‘I soliti ignoti’ di Mario Monicelli. Potremmo cioè assistere all’incredibile alleanza tra coloro che credono di penetrare nel ‘caveau’ del Monte di Pietà, aprendo una ‘breccia’ nella parete sbagliata.

 

 

(19 settembre 2019)

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