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Il contrattino del segretarino Zingarettino

foto: ANSA

di Giovanna Di Rosa #Politica twitter@gaiaitaliacom #Programmi

 

Eccolo il contrattino che più generico non si può, eccolo l’accordicchio che più benevolente non si può, ecco il dire tutto per non dire nulla – anzi ecco il nulla assoluto nascosto sotto parole poche e vuote – che il segretario Zingaretti ha proposto e fatto approvare in direzione per essere sicuro che dir di no all’accordo il M5S non puota. Ma il M5S ci riuscirà lo stesso, e Zingaretti ne uscirà convinto di avere proposto perle ai soliti, ma perle non sono.

Raramente, davvero raramente, si è assistito a tanta pochezza dispensata in cinque punti che si ha il coraggio, la faccia tosta, di chiamare programma politico. Eccoli, i punticini, di seguito.

  1. Appartenenza leale all’Unione europea;
  2. pieno riconoscimento della democrazia rappresentativa, a partire dalla centralità del parlamento;
  3. sviluppo basato sulla sostenibilità ambientale;
  4. cambio nella gestione di flussi migratori,con pieno protagonismo dell’Europa;
  5. svolta delle ricette economiche e sociali, in chiave redistributiva, che apra una stagione di investimenti e impedire l’aumento dell’IVA”.

Una roba di una vacuità, di così libera interpretazione, di così poca o nessunissima sostanza che – visto il livello del M5S – dovrà essere sembrata una trappola al buon Di Maio che già fatica a far di conto sui grandissimi numeri, così come la promessa di 780 euro a 9 milioni di italiani dimostrò a suo tempo e che figuratevi quando c’è odor di trappola comunista o pidiota che dir si voglia.

Quindi, è presumibile, l’accordino dei cinque punticini del segretarino verrà rifiutata dal M5S.

Anche il documento ufficiale uscito dalla Direzione del PD non scherza. Ve lo proponiamo di seguito.

La Direzione Nazionale del Partito Democratico:
giudica la caduta del governo lo sbocco naturale e necessario del fallimento della maggioranza gialloverde responsabile di una paralisi dell’economia, di un impoverimento diffuso, un tessuto imprenditoriale ulteriormente provato e di un isolamento senza precedenti dell’Italia sulla scena europea e internazionale.
Rivolge un appello alle organizzazioni territoriali affinché sviluppino il massimo della mobilitazione e della iniziativa democratica in un passaggio particolarmente delicato per il futuro del Paese.
Ripone massima fiducia nell’azione del Presidente Mattarella che ringraziamo per l’opera incessante di tutela delle istituzioni e delle procedure democratiche.
Ritiene che in assenza di una chiara e solida maggioranza espressione del Parlamento attuale lo sbocco naturale della crisi siano nuove elezioni.

Nel pieno rispetto delle sue prerogative la delegazione del Pd indica al capo dello Stato i presupposti sui quali intende concentrare la propria iniziativa per l’avvio di una fase politica nuova e la verifica di un’altra possibile maggioranza parlamentare in questa legislatura:
L’impegno e l’appartenenza leale all’UE per una Europa profondamente rinnovata, un’Europa dei diritti, delle libertà, della solidarietà e sostenibilità ambientale e sociale, del rispetto della dignità umana in ogni sua espressione;
Il pieno riconoscimento della democrazia rappresentativa incarnata dai valori e dalle regole scolpite nella Carta Costituzionale a partire dalla centralità del Parlamento;
L’investimento su una diversa stagione della crescita fondata sulla sostenibilità ambientale e su un nuovo modello di sviluppo;
Una svolta profonda nell’organizzazione e gestione dei flussi migratori fondata su principi di solidarietà, legalità sicurezza, nel primato assoluto dei diritti umani, nel pieno rispetto delle convenzioni internazionali e in una stretta corresponsabilità con le istituzioni e i governi europei;
Una svolta delle ricette economiche e sociali a segnare da subito un governo di rinnovamento in una chiave redistributiva e di attenzione all’equità sociale, territoriale, generazionale e di genere. In tale logica affrontare le priorità sul fronte lavoro, salute, istruzione, ambiente, giustizia.
Evitare l’inasprimento della pressione fiscale a partire dalla necessità di bloccare con la prossima legge di bilancio il previsto aumento dell’IVA.

Se tali condizioni troveranno nei prossimi giorni un riscontro basato sulla necessaria discontinuità e su un’ampia base parlamentare siamo disponibili ad assumerci la responsabilità di dar vita a un governo di svolta per la legislatura.
In caso contrario il Partito Democratico coinvolgerà le forze politiche disponibili a costruire un progetto di alternativa e rigenerazione dell’economia e della società italiana. Ci rivolgeremo alle energie più consapevoli della società, i giovani, le donne, movimenti, associazioni, la rete diffusa del civismo, dei sindaci e degli amministratori.
In un passaggio così delicato l’unità e compattezza del Partito Democratico, pure nella ricchezza del suo pluralismo, è una garanzia di tenuta per l’intero sistema politico e istituzionale.
La democrazia e i suoi canali di partecipazione sono un patrimonio prezioso che oggi tutte e tutti noi dobbiamo preservare in uno spirito di unità del più largo campo progressista.

Ma coi punti signore e signori, non è finita affatto. Perché l’uomo dei 780 euro al mese per 9 milioni di italiani, ha dalla sua dieci dicasi dieci punti per un eventuale governo col PD o con la Lega. Eccoli qua.

  1. Taglio del numero dei parlamentari.
  2. Una manovra equa con salario minimo, taglio del cuneo fiscale, blocco delle clausole IVA.
  3. Un green new deal per fonti rinnovabili nell’energia al 100%. Basta con le trivelle e una norma contro l’obsolescenza programmata.
  4. Una legge sul conflitto d’interessi e una riforma della RAI sul modello della BBC.
  5. Dimezzare i tempi della giustizia e riformare il metodo d’elezione del CSM.
  6. Autonomia differenziata e riforma degli enti locali.
  7. Legalità: carcere ai grandi evasori, lotte alle mafie e ai traffici illeciti, contrasto dell’immigrazione illegale e modifica del regolamento di Dublino.
  8. Una banca pubblica degli investimenti per il Sud.
  9. Una riforma del sistema bancario.
  10. Tutela dei beni comuni: scuola pubblica, acqua pubblica, sanità da difendere.

Se il PD  è riuscito a scrivere cinque punti di accordo che non valgono nulla perché non dicono niente anche il M5S c’ha messo del suo creando una griglia d’accordo su 10 punti melius abundare quam deficere – che è ancor meno realizzabile di tutto ciò che hanno promesso e non hanno potuto realizzare negli ultimi quattordici mesi di governo. Non sono solo incapaci, sono anche recidivi.

I dieci punti del buon Di Maio saranno sottoposti ugualmente a PDLega – a proposito pare che Salvini sia tutto un miele con i pentastellati da Mattarella nel tentativo di rimediare alla frittata – così da sottoscrivere, eventualmente, un nuovo contratto di governo di cui gli italiani non sapranno nulla proprio come il primo, anticostituzionale pure questo, e che ognuno racconterà ai fedelissimi del proprio partito nelle parti gradite agli elettori del proprio partito. Davvero non credevo che avremmo mai visto i nostri concittadini italiani arrivare ad un simile punto di disperazione, o demenza, da votare gente di questo infimo livello. Viene da chiedersi che cosa abbiano fatto gli Italiani per meritarsi questo. E forse, a pensarci bene, la risposta ce l’abbiamo sotto il naso.

 

(22 agosto 2019)

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