Home / Copertina / E mentre i signori della sinistra [sic] meditano sull’endorsement a metà del Governo, l’altra metà ci isola da Schengen

E mentre i signori della sinistra [sic] meditano sull’endorsement a metà del Governo, l’altra metà ci isola da Schengen

di G.G. #Schengen twitter@gaiaitaliacom #pentaleghismo

 

 

Qualche giorno dopo l’assemblea nazionale dove Matteo Renzi è stato nuovamente la pietra della discordia, l’uomo che irrispettosamente ha detto al PD cos’è in questo momento il PD – quella di dire le cose nei denti e come stanno è qualità poco apprezzata nel paese del cattolicesimo buonista, e so quel che dico – ecco il partito dei nostalgici della poltrona, il partito degli accordi a tutti i costi con chiunque perché non si sa mai che non ci scappi un Ministero, anche di pochissima importanza, che riprende la sua battaglia interna per portare il Partito Democratico all’interno di un accordo con il M5S.

Curiosamente nel momento in cui torna di moda, in quello che è in questo momento il primo partito dell’opposizione (e forse l’unico, essendo gli altri ridotti al lumicino), la moda emilianista del “siamo tutti 5Stelle!”, esce un sondaggio commissionato dalla Pravda Travaglina che regala una fantastica visione del mondo senza Renzi, relegando il buon Matteo al 12,5% delle preferenze tra gli elettori di centrosinistra come possibile leader prossimo futuro. Le due cose sono solo apparentemente casuali e niente affatto casualmente si affacciano alla ribalta politica e alle pagine dei quotidiani dopo il discorso dell’ex segretario e premier di domenica scorsa.

Consiglierei, e non lo consiglio da renziano, l’ascolto e la visione del discorso tenuto dal politico fiorentino domenica scorsa. Lo trovate qui.

L’Italia è un orribile paese dove i quotidiani e i gruppi di potere che i quotidiani reggono decidono in quale direzione le cose devono andare: lo decidono prima, con i loro sondaggi e i loro articoli, e continuano a deciderlo dopo, salvi i necessari momenti di leccaculaggio durante i primi mesi post risultati elettorali che regolarmente hanno sbugiardato quei gruppi di potere e quei quotidiani.

Banco di prova dell’alleanza (im)possibile tra M5S e minoranza PD è l’inutile Decreto Dignità del ministro del Lavoro che per essere tirato fuori dalla naftalina aveva proprio bisogno dell’endorsement di Emiliano, Orlando e Franceschini (Huffington Post infila tra le fila dei dialoganti [sic] anche Delrio, cosa che è difficile credere), che decidono di cominciare il loro movimento verso possibili future poltrone non per amore della natica comoda, ma perché è necessario “staccare il M5S dalla Lega” come se non ci pensasse la Lega stessa a staccare quella spina, nel momento stesso in cui farà più comodo a Salvini tornare alle elezioni per instaurare quella dittatura filo-Putin che è parte del suo disegno politico.

Maurizio Martina, e i renziani, escludono l’ipotesi. Il segretario che ora ha pieni poteri (quali? Quelli di portare il PD al congresso e alle primarie? Ci sarà da morire dal ridere…) dichiara invotabile il Decreto Dignità “per i contenuti annunciati. Non affronta i veri nodi ancora aperti in particolare per sostenere sul serio il lavoro stabile”.

Dunque l’ennesima mossa del PD in vista del Congresso e delle Primarie – cose che con il contrasto all’attuale governo in carica non hanno nulla a che vedere – inizia dallo smarcarsi dal no al M5S per costringere Renzi e la sua maggioranza in segreteria (spiace Dott.ssa Annunziata, ma non c’è nessun fuggi fuggi, o almeno non così come viene descritto da testate come la Sua, ben più autorevoli della nostra) a schierarsi nuovamente contro il M5S. Emiliano, Orlando e Franceschini (quel ministro della Cultura che ha devastato con un decreto irricevibile il teatro italiano sempre più in mano a pochi che sono sempre gli stessi) hanno deciso che con i pentaleghisti, razzisti, omofobi, ondivaghi ed intolleranti, bisogna dialogare. E sono convinti che al loro elettorato piaccia.

Siamo stupiti che nessuno, tra i dialoganti del PD, abbia fatto cenno al fatto che Matteo Salvini stia velocemente, e attraverso patti non scritti né annunciati con l’Austria e l’Ungheria ed azioni politiche precise, allontanando l’Italia da Schengen. Stupisce che nessuno, tra i dialoganti del PD, faccia cenno alle ambigue dichiarazioni di Di Maio sull’euro che dice “Noi non faremo nulla per allontanarci dall’euro a meno che non siano gli altri paesi dell’UE a spingerci fuori, fermo restando che non saremo nulla affinché questo allontanamento avvenga”. Stupisce, ma nemmeno più di tanto che la minoranza PD si convinca secondo la sua convenienza di cosa piaccia al suo elettorato e non capisca invece mai con al suo elettorato non piace.

 

 




 

(11 luglio 2018)

©gaiaitalia.com 2018 – diritti riservati, riproduzione vietata

 

 





 

 

 

 

 

Comments

comments

Server dedicato
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo:

Questo sito utilizza cookie per le proprie funzionalità e per inviarti pubblicità e servizi in linea con le tue preferenze. Se vuoi saperne clicca su "leggi di più". Questo sito utilizza cookies di terze parti. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento acconsenti all’uso dei cookie. leggi di più

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi