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“Giustappunto” di Vittorio Lussana: alla Sindaca Praticante 7 e mezzo alla “romana”

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di Vittorio Lussana  twitter@vittoriolussana

 

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La sindaca di Roma, Virginia Raggi, si è data un generoso 7 e mezzo per il suo primo anno di mandato in Campidoglio. Subito, i simpaticissimi ‘ragazzacci’ di Gaiaitalia.com si sono scatenati in battute al ‘vetriolo’, sbellicandosi letteralmente dalle risate. E, stavolta, non ho potuto dar loro ‘torto’. Ma a prescindere dalla ‘supponenza’ di una prima cittadina che non si rende neanche conto di esser presa per i ‘fondelli’ persino dall’Ama, con la sua raccolta ‘fittizia’ dei rifiuti urbani, sta emergendo un mondo di ‘grillini’ romani alquanto pittoresco e variopinto, tra ‘berlusconiani’ pentiti e ‘cazzàri’ di svariato genere e tipo. Questa, ovviamente, non è una colpa della sindaca, né del Movimento 5 stelle, che essendo sorto all’improvviso, ha finito con l’ingrossarsi di ‘cretinetti’ ambiziosi e ‘sfessati’ figli di ‘mammà’. Darsi un 7 e mezzo dopo un intero anno trascorso semplicemente a orientarsi tra i ‘meandri’ di una macchina burocratica assai complessa e inefficiente, ci è parsa, con piena evidenza, come un’autoassoluzione a dir poco ridicola. Si percepiscono alcuni sforzi nel cercare di invertire la tendenza di un anno disastroso, ma di certo siamo ben lontani da un’amministrazione ordinaria quantomeno dignitosa. Nel tentativo di non affondare, la Giunta capitolina ha navigato ‘a vista’, senza incidere minimamente sulle numerose cattive abitudini di un personale burocratico che ha sempre considerato il comune, i municipi e i vari enti controllati delle semplici ‘appendici’ di casa propria, decidendosi ad affrontare i problemi della collettività solamente quando questi sono ormai esplosi innanzi agli occhi di tutti. Insomma, la vera ‘colpa’ del Movimento 5 stelle romano è riassumibile proprio nella frase della sindaca di Roma. In quel “mi darei un bel 7 e mezzo” che comprova la realtà di un movimento totalmente ‘avvinghiato’ in un’aberrante autoreferenzialità. Si poteva impostare un altro tipo di rapporto, soprattutto con la parte più sana della città, quella che si batte ogni giorno per andare avanti senza guardare in faccia a nessuno. Di recente, per esempio, la consigliera della lista civica #RomatornaRoma, Svetlana Celli, ha presentato in Campidoglio un vasto programma di rilancio socioeconomico, turistico, sportivo e culturale che ha visto la convergenza dell’intera cittadinanza. In pratica, la Giunta Raggi e il M5S romano sono, già oggi, in minoranza, riuscendo nel non semplice ‘miracolo’ di riuscire a ricompattare ambienti e interi ‘pezzi’ della capitale d’Italia che, nel recente passato, si erano drammaticamente divisi. Persino i rapporti più ‘consunti’ hanno ripreso vita, in attesa che “passi ‘a nuttata” di un’amministrazione politicamente impreparata e contraddittoria. In estrema sintesi, Roma sta cercando di governarsi da sola. E questo non è certamente un merito, per chi si era fatto portatore di una rivoluzione la quale, in realtà, non è nient’altro che un ‘generalismo’ che vorrebbe sostituirsi a quello ‘berlusconiano’, al fine di punire, per l’ennesima volta, l’intero centrosinistra italiano. Un ‘pezzo’ di Paese, vogliamo ricordarlo alla sindaca di Roma, che ha sempre avuto le ‘spalle grosse’, poiché composto da persone giuste in un Paese ingiusto; da giovani intelligenti in un Paese idiota; da gente colta in un Paese ignorante; da una mentalità laica, umanista e aperta in un Paese ottuso, reazionario e anche un po’ schifoso.

 

 

(21 giugno 2017)





 

 

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