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domenica, Settembre 26, 2021

La faccenda UNAR agita le acque tra le persone LGBT sempre pronte a giudicarsi tra loro

di Il Capo

 

 

 

 

 

La faccenda UNAR, alla quale Le Iene hanno provato a mettere una patetica toppa spiegando che “sembrerebbero bloccati tutti finanziamenti pubblici a tutte le associazioni LGBT” (o qualcosa del genere), c’è da essere grati, proprio un bel gioco – ma basta ricordarsi chi è l’editore del programma per non stupirsi più di tanto – cercando di intervistare, senza riuscirsi, Aurelio Mancuso e intervistando Mario Marco Canale, presidente di ANDDOS, un’intervista che è servita solo al programma ed assai poco ad ANDDOS, e ce ne dispiace, ha provocato il nuovo innalzamento di barriere tra il Regale Associazionismo ellegibitì dello Stivale, con tutto ciò che ne consegue.

Sul piedistallo le donne lesbiche che si ergono a portatrici della morale pubblica dicendo che loro “nelle dark-room non ci andrebbero mai”, forse dimenticandosi di quanto la società le renda invisibili tre volte: in quanto donne, in quanto lesbiche ed in quanto infertili in un esercizio di colpevolizzazione che vediamo come abbia insegnato assai poco. Dall’altra parte gli strali dei ghèi cattolici o cristiani o quelli, insomma, per i quali c’è sempre qualcun’altro più ghèi di loro. Sono quelli che non dicono una parola quando ci sono gli scandali pedofili tra le mura vaticane, ma che sono pronti a fare la morale a coloro che si divertono facendo sesso dove è consentito farlo. Sono quelli che votano a destra e non volevano le Unioni Civili perché hanno “degli amici ghèi che non le vogliono”. Sono quelli che si sentono in prigione e infelici, e vogliono che lo siano anche gli altri. E’ noto e lo sanno tutti. Anche loro. Ma se la raccontano.

 

Va detto, e stupisce che la popolazione ghèi non lo dica, che ciò che è successo è vergognoso, è ingiusto, ed è una violazione delle libertà basilari di ogni persona: fa paura che sia proprio la gente LGBT a non accorgersene. Fa paura che sia la gente LGBT ad ergersi a giudice, dopo che la gente LGBT è stata giudicata da tutto e da tutti e sappiamo, tutti sanno, anche coloro che lesbiche e gay non sono, in che modo. Che Vladimir Luxuria non batta ciglio mentre le parlano di “prostituzione nei circoli” quando lei sa benissimo come vanno le cose, ebbene non fa onore, non è una bella cosa, non è giusto nemmeno nei confronti delle discriminazione subite nel passato da Luxuria stessa. Forse è utile al suo futuro. Forse lei ritiene così. O forse non tutto ciò che ha detto è stato poi mandato in onda.

 

Resta il fatto che nessuno si preoccupa di bloccare una schifosa campagna che basandosi su schifose insinuazioni, renderà la vita di coloro che hanno ancora bisogno di protezione, un tantinello più schifosa.  Nel senso di complicata. E non ce ne sarebbe bisogno. Campagne schifose (quante volte abbiamo detto schifosa? andrebbe detto molte più volte…) come queste andrebbero bloccate con dichiarazioni coraggiose da tutti coloro che hanno la fortuna di, ma spesso non i coglioni per, parlare di fronte ad una telecamera non a loro beneficio, ma per proteggere una comunità che in Italia – nonostante la legge sulle Unioni Civili – è ancora vittima del cattofascismo imperante del quale certa televisione è serva. Se poi lo sport preferito di alcune tra persone più engagé del movimento e non è quello di spararsi sui testicoli o dichiarare “certe cose noi donne non le faremmo mai”, allora c’è poco da sgolarsi e ancor meno da scrivere. Poi c’è il punto di vista di LezPop che, per quanto possa essere ritenuto non condivisibile, ha almeno il sacro pregio di essere intelligente.

 

 

(22 febbraio 2017)

 

 

 

 

 

 

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