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Vogliono rifare l’Ulivo così D’Alema distruggerà anche quello

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foto d’archivio ANSA/MAURIZIO BRAMBATTI

di Il Capo

 

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Dunque le ultime dichiarazioni di Pierluigi Bersani portano nella direzione della costruzione di un nuovo Ulivo, che sarebbe il terzo, con Massimo D’Alema capofila il quale vorrebbe imbarcarsi nella storia di mettere insieme i pezzi del fallimentare riformismo italiano (da lui stesso a Taradash, da Bersani a Vendola, da Fassina ai neocomunisti, più qualche ex democristiano, forse i Craxi e qualche socialista nostalgico che crede ancora che i socialisti siano persone affidabili, più qualche altro orrore) per puntare al 10% dei voti. Questo naturalmente perché Matteo Renzi è un mattacchione ingovernabile e non fa il bravo. Non risponde, cioè, agli ordini dei Capi. Massimo D’Alema in primis.

 

Per rifare l’Ulivo per la terza volta manca il cavallo vincente che si chiama Romano Prodi che siamo certi dirà “No grazie, abbiamo già dato”, e quella parte cattolica che – guarda caso – è tutta confluita nel PD, ha fatto le riforme sui diritti – ad esempio –  delle quali i riformisti alla “D’Alema & Bersani snc” non volevano nemmeno sentire parlare, e stanno lavorando ad una nuova legge elettorale. Non ne vuole sapere niente, la banda riformista [sic] del nuovo Ulivo (poveri noi!), perché Renzi ha fallito. Detto da gente che in vent’anni non ha combinato un’emerita minchia sembra davvero una barzelletta.

 

Posto che il nuovo Ulivo si riformi, e che comprenda tutte le forzucole che porterebbero ad un 10% grazie al quale D’Alema sogna di essere ancora l’ago della bilancia, dopo gli indimenticabili sfarzi della Bicamerale, dopo i suoi “basta politica italiana, vado a Bruxelles”, resta da vedere quanto durerà e chi lo farà saltare in aria. Di chi sarà insomma il voto in più che ammazzerà anche il nuovo Ulivo dopo che di quello che fece implodere il governo Prodi, quello che le riforme le stava facendo sul serio, si assunse la responsabilità Bertinotti. Anche in quel caso regista di tutta l’operazione, del prima e del dopo fu, guarda caso, proprio Massimo D’Alema.

 

Tornare indietro per non andare avanti. Se questi sono i riformisti…

 

 

 

 

(2 febbraio 2017)

 




 

 

 

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