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#Visioni di Mila Mercadante: Trump, Brexit e neo-nazionalismi. Ma non era di sinistra essere “no-global”?

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di Mila Mercadante twitter@Mila56170236

 

 

 

 

 

I hereby find that the unrestricted immigrant and nonimmigrant entry into the United States of aliens who meet one or more of the criteria in section 1 of this order would be detrimental to the interests of the United States, and I hereby suspend the entry into the United States, as immigrants or nonimmigrants, of such persons. Such persons shall be treated as persons covered by section 1 of Proclamation 8693 of July 24, 2011 (Suspension of Entry of Aliens Subject to United Nations Security Council Travel Bans and International Emergency Economic Powers Act Sanctions) Executive Order, Barack Obama, april 23 2012

“The days of Britain and America intervening in sovereign countries in an attempt to remake the world in our own image, are over” Theresa May

 

La schiera di coloro che dubitano fortemente di quel che dicono i governanti, di quel che scrivono i giornali e di quel che raccontano i notiziari televisivi si infoltisce. Gli organi di informazione e stuoli di intellettuali ed esperti presentano i fatti a modo loro, hanno rinunciato al ruolo di cani da guardia del potere per sostenere un’idea tutt’altro che progressista e di sinistra, a costo di mentire. I media – epifenomeni – producono esempi di psicologia del padrone del monopolio applicata, nel senso che rispettano docilmente una linea. I fatti scabrosi riguardanti la parte “buona” dell’universo mondo si trascurano oppure si giustificano con dovizia, mentre i fatti – scabrosi o no – riguardanti la parte “cattiva” sono intenzionalmente propagati in maniera tale da alimentare l’avversione dell’opinione pubblica. Tre eventi importanti – la Brexit, la vittoria elettorale di Donald Trump e la vittoria dei no al referendum promosso da Renzi – sono stati presentati all’opinione pubblica come drammatici disastri causati dal populismo. Lo iato profondissimo tra cittadini e istituzioni non è sortito dal nulla! Sperimentando per anni sulla propria pelle l’incompatibilità assoluta tra quanto viene dichiarato e la realtà concreta, il popolo ha cominciato a reagire e a praticare – quando può, appena può – quello che una volta si chiamava antagonismo sociale. Nel momento in cui l’uomo della strada dice apertamente che lo status quo è un orrore diventa un populista, mentre le élites cominciano a pensare che il vizio di mandare tutti alle urne sia pericoloso. Il popolo regredisce e impazzisce solo perché non vuole più ciò che gli si dà? Come fa a funzionare una simile teoria? Non funziona, non sta funzionando, il meccanismo s’è inceppato.

 

Chi si è schierato dalla parte del liberismo ha preteso inutilmente di imporsi quale depositario dell’unica categoria di pensiero giusta e universale, e in tal modo ha rotto gli argini che separavano l’ideologia liberale da quella totalitaria. Nel caso dell’Europa (più che altrove) tutto ciò è evidente. Non mi stanco mai di ricordare la Grecia, un caso gravissimo di riduzione alla servitù di un intero popolo. Come afferma l’antropologo canadese Maximilian Forte “l’ortodossia, il professionalismo e politiche indifferenti hanno definitivamente condannato un progetto del diciannovesimo secolo.”

 

Dagli Stati Uniti all’Europa, i diritti civili offerti e garantiti dai dem sono una copertina corta corta che non può riscaldare né giustificare il tradimento sistematico di tutti i valori democratici favorendo sfruttamento dei lavoratori, repressione del dissenso e indebolimento progressivo dei sindacati, smantellamento dello stato sociale, mancata salvaguardia delle Costituzioni, dominio del mondo attraverso guerre, ritorsioni economiche e atteggiamenti di stampo coloniale. Siamo stati condotti in maniera del tutto irrazionale lungo un percorso che alle masse ha regalato pene e disagi, si è cercato insistentemente di dimostrare che l’ideologia liberista non si può sostituire con nessun altro metodo. Non solo: si promette costantemente che tutto andrà migliorando con un linguaggio simile a quello dei messaggi pubblicitari e dell’astrologia, a metà tra l’ideazione delirante – totalmente scollegata da ciò che le persone vedono e vivono – e l’espressione caricaturale della speranza. L’irreversibilità della globalizzazione, l’irreversibilità dell’unione monetaria europea, l’irreversibilità del liberismo costituiscono l’ossatura d’acciaio che fino a oggi ha protetto un sistema politico-finanziario fallimentare. Nulla è irreversibile, nulla dura per sempre, e la Storia ce lo insegna. C’è già chi troppo ottimisticamente immagina la fine imminente del liberismo, che andrà archiviato insieme agli ismi che lo hanno preceduto.

 

Non Hillary Clinton, bensì le élites che fino ad ora hanno diretto e controllato la società americana sono state sconfitte da un multimilionario repubblicano e autarchico che non s’è insediato con un golpe né con l’hackeraggio dei russi, e che adesso siede alla Casa Bianca. Ci piaccia o meno. Se i candidati erano due mostri ma una dei due aveva già dimostrato ampiamente di esserlo, era chiaro che il cittadino decidesse di provare con l’altro, che promette radicali mutamenti. Non credo che vi sia qualcuno tanto sprovveduto da credere che l’attuale Presidente di un Paese che detiene lo scettro della democrazia occidentale sia una scheggia impazzita, uno psicopatico emulo di Hitler. Andiamo!!, Trump è parte integrante del sistema, dell’ordinamento sociale, è circondato da sostenitori, consiglieri, consulenti, ma anche da controllori e garanti. Gli Stati Uniti posseggono tutti gli strumenti per difendersi da soprusi e derive, per cui sarebbe il caso di smetterla con gli allarmi e con le parole grosse. Sull’orribile Patriot Act, sull’abolizione del welfare e sull’abolizione della separazione tra banche d’affari e banche commerciali – provvedimenti clintoniani che con la democrazia, la tutela delle minoranze e i problemi economici della (ormai ex) middle class non vanno proprio d’accordo – nessuno ha fatto obiezioni. Sui bombardamenti a mezzo droni in Yemen s’è sempre sorvolato, sulla Siria s’è mentito a spron battuto. Lo scandalo è Trump, che fa per il momento cose già fatte dai predecessori, muri compresi. La “lista nera” dei 7 paesi a maggioranza musulmana l’ha redatta Obama. Una restrizione all’ingresso di migranti l’ha imposta anche lui, per sei mesi. Modalità differenti e medesimo scopo. I media non reagirono.

 

L’Europa dal canto suo non si salva: ha istituito gli hot spot, meri luoghi di detenzione arbitraria mal gestiti e mal tenuti; lungo i confini di alcuni Stati lascia che da anni i militari respingano esseri umani attuando violenze ignobili; dopo aver chiuso la rotta balcanica costringendo il 90% dei migranti ad arrivare via mare cosa fa Bruxelles? Studia in questi giorni un provvedimento per bloccare i barconi in Libia e distruggerli. Quando era Salvini a chiederlo gli davano del fascista e del razzista, adesso va bene? Nel frattempo si osservano con attenzione le conseguenze degli interventi delle Ong e delle navi che portano in salvo migranti in pericolo: a Bruxelles si sospetta che questi salvataggi in mare rafforzino l’azione degli scafisti e dei trafficanti, i quali sarebbero invogliati ad adoperare imbarcazioni rotte e vecchie perché c’è chi rimedia. Significa che si prevede di dimezzare i soccorsi? Nessuno manifesta ribrezzo per tutto questo? Qual’è la differenza tra Trump e la UE? Le belle parole? Contano i fatti, a meno che non ci si compiaccia d’essere degli ipocriti.

 

Trump sta alla Casa Bianca e Theresa May sta al n°10 di Downing street, è andata così, i due vogliono mettere fine al globalismo e ripristinare il nazionalismo. La UE probabilmente seguirà a ruota, finirà. Siamo all’inizio di una svolta epocale. Non sappiamo quali saranno le conseguenze né cosa accadrà, sappiamo soltanto che i dem hanno tradito e sono responsabili di tutto quanto.

 

Per concludere, una domanda sorge spontanea: non erano di sinistra quelli che “no-global è bello”?

 

(1 febbraio 2017)

 

 





 

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