di Pirla ai Porci
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Mentre mi recavo al seggio per votare ho avuto la sfortuna di incappare in un imbecille ultracinquantenne che doveva avere fatto i conti da poco tempo, con un orgasmo non pienamente soddisfacente (in realtà è stato questo poveraccio ad avere la sfortuna di fare una battuta infelice alla persona sbagliata). Vedendo entrare nel locale adibito a seggio me ed altri cittadini, ci ha appellati con tono da bar in questo modo: “Ecco i servi del potere che vanno al voto”. Il poveraccio non sapeva che chi scrive non starebbe zitto nemmeno di fronte al plotone d’esecuzione e si è preso ciò che meritava. Garbatamente – perché anche se non si direbbe sono un uomo raffinato – gliene ho cantate quattro che si ricorderà per il resto della sua vita ed ho informato le forze dell’ordine presenti all’interno del seggio. Mi è poi stato sussurrato, chiacchiere da popolane, che l’ominide potrebbe essere fratello o parente di un politico di un certo peso, come se dovessi pentirmi di avergli detto nei denti come si chiama e che codice fiscale ha, o dovessi temere reazioni di qualche tipo. Testimonianza, quest’ultima, del rapporto perverso che in questo paese abbiamo con i cosiddetti “potenti”.
Vedete, il punto non è lasciare agli altri la libertà di dire ciò che pensano, perché quella non la si deve togliere a nessuno, nemmeno agli idioti. Il punto è ristabilire un sano e sacrosanto rispetto delle persone e delle libere scelte delle persone che non debbono essere insultate, sulla pubblica piazza ed a voce alta, mentre con un gesto tanto semplice come il voto difendono il diritto del più becero idiota a dire ciò che pensa. E a dirlo dove vuole.
Il poveraccio in questione, uno che evidentemente vede la sua vita andare indietro mentre pensa di viverla andando avanti, fa parte purtroppo di un nutrito gruppo di persone che all’approfondimento del momento storico difficile e complicato che stiamo vivendo, con le sue contraddizioni e le sue, mai come ora, imprevedibili evoluzioni, preferisce bearsi delle sue maleodoranti flatulenze intellettuali scagliando il suo inutile verbo contro chi decide di difendere anche i suoi diritti, tra i quali quello di manifestare la sua idiozia e di esporsi al pubblico ludibrio.
(articolo tratto da Mediavallenotizie.it)
(4 dicembre 2016)
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