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Giustappunto! di Vittorio Lussana, Quei pregi che a Roma diventano difetti

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Vittorio Lussana 02di Vittorio Lussana  twitter@vittoriolussana

Il sindaco di Roma, Ignazio Marino, ha perso le “staffe” per la mancata inaugurazione della nuova metro C della capitale, prevista per l’11 ottobre e improvvisamente rimandata per motivi di sicurezza. L’opera, in effetti, è attesa sin dai tempi delle oche del Campidoglio, che fecero in tempo ad avvisare i romani dell’invasione dei Galli guidati da Brenno, il quale ovviamente, senza uno “straccio” di metropolitana, non riuscì minimamente a sfruttare l’effetto-sorpresa della sua pugnace azione bellica, tesa a modificare l’intero corso della Storia.

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Scherzi a parte, se davvero si volesse indagare fino in fondo l’intera questione, ci sarebbe da capire per quale motivo la città dei 7 colli abbia potuto utilizzare, tra il 1955 e il 1980, solamente una prima “mezza tratta” della linea B (da Termini a Laurentina), dal 1980 al 1990 una prima “mezza tratta” della linea A (da Anagnina a Ottaviano) e solo all’alba del 1990 abbia visto il completamento della seconda tratta della linea B (da Termini a Rebibbia). Negli ultimi decenni, si è aggiunta la seconda tratta della linea A in direzione nord-ovest (da Ottaviano a Battistini) e solo da pochissimi anni fa si è potuta inaugurare quella piccola “deviazione” della linea B che ha finalmente messo in collegamento con il resto della metropoli il quartiere “africano”, abbandonato come una landa desolata sin dai tempi in cui Badoglio entrò vittorioso in quel di Addis Abeba.

Sembrava giunto il momento della nuova fiammante “mezza tratta” della linea C. Invece, niente da fare: il ministero delle Infrastrutture e Trasporti non ha ancora rilasciato i certificati di sicurezza, probabilmente rimasti sepolti tra le “paginate” del Corriere dello Sport stracolme di commenti sull’arbitraggio di Juventus-Roma.

A molti romani, la “scenata” di Marino, che si è recato personalmente al dipartimento tecnico del ministero in questione in segno di protesta, è sembrata la classica “doppia fatica”: quella di “scazzarsi” dopo essersi “incazzato”. In una città abituata da sempre a fare tutto a metà, a cominciare dalle metropolitane, la cosa non ci stupisce. Neanche un po’.

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(10 ottobre 2014)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

©vittorio lussana 2014
©gaiaitalia.com 2014
diritti riservati
riproduzione vietata

 

 

 

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