di Giancarlo Grassi

E anche oggi è andata come si sapeva. Meloni ha sfruttato il suo premier time per raccontare ancora una volta un’Italia che non c’è e ha lanciato una nuova proposta irrealizzabile, una panzanella: il nucleare. Sono alla canna del gas. E gli tocca persino aprire a Calenda (per via di quel 3% che potrebbe persino servirle nel 2027) ché a forza di offrire Azione al grido di siamo all’opposizione, ma disposti a collaborare, qualche cliente cheap riuscirà persino a trovarlo.
Ma ora usciamo dall’ambito strettamente politico per una breve sintesi sulla questione del nucleare.
Se è vero il nucleare offre la produzione continua di energia “baseload” senza emissioni di CO2 durante l’esercizio, e maggiore densità energetica rispetto alle rinnovabili, avremmo il problema serissimo della gestione dei rifiuti radioattivi a lungo termine, oltre ad elevati investimenti iniziali e a rischi legati alla sicurezza in scenari estremi. Tant’è vero che le regioni governate da questa destra hanno alzato il ditino e detto No, grazie. Poi ci sono i costi: il costo di un grande reattore (dicasi EPR) oscilla tra 7.000 e 10.000 €/kW, l’investimento totale prevedibile di 10-15 miliardi di euro per impianto, se va bene. Una finanziaria. E a chi la vuole raccontare? Chiudiamo con i tempi di realizzazione che richiedono mediamente dai 10 ai 15 anni, tra iter amministrativi, autorizzazione e tempi tecnici di cantiere (fonti: International Energy Agency (IEA) e Nuclear Energy Agency (NEA) – Rapporto “Projected Costs of Generating Electricity”).
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E ora usciamo dalla Meloninovela e torniamo alla realtà.
La realtà sta in poche parole, ed è tutta racchiusa in un governo morto che continua a promettere cose che non potrà mantenere, che non ha fatto nulla di quello che aveva promesso, che ha fallito tutte le riforme promesse e che pur di non parlare di un’Italia completamente ferma sdogana una distrazione di massa al giorno. Alcuni esempi? I rivendicati risultati del governo: ovvero il Paese è migliore di come l’abbiamo trovato, le tasse sono diminuite, è stato sconfitto il precariato. Poi le ciliegine sulla torta del dare la colpa agli altri. Se siamo a crescita zero (dal +3,9% del 2022 allo zero virgola niente di oggi) è colpa delle tensioni internazionali. Poi il colpo di genio: “Entro l’estate si riparte col nucleare”. Uno slogan dietro l’altro. Uno più vuoto dell’altro. Nemmeno Salvini potrebbe far meglio. O forse sì, se non si fosse momentaneamente mentalmente trasferito in Russia. Ma poi torna.
Chiuderemmo questa breve cronaca di commento al nulla con una nota di colore: durante il premier time la presidente del Consiglio non ha al suo fianco i vicepremier Salvini e Tajani, ma è circondata da donne e uomini di Fdi a dichiarare senza dirlo che questo è, nei fatti, un governo monocolore. Perché? Chiaramente per parlare ai suoi elettori, quel poco di governo che è riuscita a imbastire era tutto dedicato a loro, e per dirgli che il partito è compatto, e non c’è nessuno scontro tra correnti. Non sanno nemmeno scrivere una legge, ma sono compatti. Sono le sorelle e i Fratelli d’Italia. Ma un governo è un’altra cosa.
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(13 maggio 2026)
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