di Ennio Trinelli

Si credevano aquile ma erano altro, il nonno buonanima direbbe cosa, ma noi non ci spingiamo a tanto. Registriamo però l’imbarazzante squallore della propaganda da lavanderia all’angolo che ha caratterizzato i commenti di alti rappresentanti del nostro governo relativamente alla crisi di Ceuta che ha visto il Marocco aprire le frontiere, rendendolo noto attraverso la vox populi, e dopo un presunto sgarbo istituzionale: un vertice Spagna-Algeria – c’è sempre la questione Saharawi, sempre lì e sempre aperta. Perché, lo scriviamo per chi dovesse cascare nella propaganda facile che non dice che Ceuta sta a circa 2500 chilometri dall’Italia, in condizioni normali da Ceuta non si passa.
Ho vissuto abbastanza in Spagna da conoscere Ceuta piuttosto bene, per ragioni personali che non starò ad elencare: si tratta di un luogo che non è un paradiso nemmeno per i residenti stanziali, dove il razzismo si taglia col coltello, dove i migranti vengono chiamati ¡moros de mierda!, dove è praticamente impossibile passare la frontiera senza documenti. Qualcuno riesce, ovviamente, perché qualcuno riesce sempre a passare le frontiere. E generalmente non è colpa dei Governi o del colore politico dei governi, è che qualcuno riesce sempre.
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Passare la frontiera legalmente richiede tempo, molto tempo, i varchi da attraversare sono numerosi. Sugli autobus la Polizia di frontiera controlla minuziosamente documenti e bagagli. Persino il cellulare mi hanno controllato, l’ultima volta che sono passato da lì per tornare in Europa. Non è proprio semplice passare da lì da clandestino, propaganda di governo italiano a parte.
Ci riesci quando per qualche motivo alle autorità marocchine suona conveniente aprire le frontiere, lasciare che le guardie facciano passare e avanti il prossimo e seminare il panico nell’enclave spagnola che non è nata proprio per fare la guardia ai marocchini .
Nella città paiono operare tanto le mafie dei trafficanti di esseri umani (come denunciato da Sánchez) quanto energie politiche pronte a scatenare invasioni a causa di accadimenti che nulla a che fare, apparentemente, con le crisi migratorie: migliaia di persone si riversano a Ceuta per ricordare ai governi spagnoli che il coltello dalla parte del manico c’è l’ha il Marocco. E subito dopo migliaia di persone rientrano nel Paese.
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Ed è qui che in questo sciagurato 2026 entra in campo la propaganda sovranista prona a Trump: con Meloni e Salvini (su Tajani si preferisce mantenere un tetro silenzio) che riescono a evitare di dire dove sta Ceuta, arrivino a sospendere ingiustificatamente il trattato di Schengen con la Spagna decidendo di restringere i controlli alle frontiere, negli aeroporti, ai confini con la Francia quasi che Ceuta non fosse in Africa.
Va ricordato, con i quasi cinquecentomila ingressi irregolari arrivati in UE dall’Italia, che nessun paese dell’Unione ha sospeso Schengen con l’Italia nonostante gli ingressi continuino, ingressi di migranti che in Italia non vogliono rimanere e si spostano verso il Nord Europa.
Tutto questo puzza di stretta liberticida, dicasi pugno di ferro, della presidente Meloni ormai ossessionata dalla sicurezza, in rivolta contro migranti potenziali che sono già rientrati in larga parte a casa loro, e silente sui migranti che sbarcano in Italia, decisa a non vedere dove i pericoli potrebbero celarsi sul serio. Decisissima a non uscire dalla narrazione del paese perfetto dove tutto va bene fino a quando qualche invasore, che spesso non esiste, non arriva a dare uno scossone.
Resta la lapidaria risposta di Pedro Sánchez che affida ai numeri la distruzione della paranoia melon-salviniana ridicolizzandola come merita e resta il triste servilismo politico dei neosovranisti-per-paura-di-vannacci che continuano sbagliare colpi su colpi senza fare nulla per migliorare la situazione economico-finanziaria dell’Italia che governano.

(31 luglio 2026)
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