Da Madrid il messaggio è chiarissimo: la Spagna adotterà “misure proporzionali” se l’Italia non rimuoverà i controlli alle frontiere per i viaggiatori provenienti dal paese iberico entro domenica, dopo che l’Italia ha sospeso l’accordo di Schengen con la Spagna – ripristinando controlli per viaggiatori di paesi terzi – dopo l’ingresso di massa di migranti a Ceuta giovedì scorso, in un politicamente ingiustificabile attacco nei confronti di un paese amico, nell’ennesimo esercizio di distrazione di massa.
E mentre Palazzo Chigi fa i conti anche con il mancato appoggio di Bruxelles all’isteria di FdI contro un pericolo che non esiste, lancia una risposta sprezzante al governo di Madrid.
L’Italia “non accetta ultimatum o imposizioni dall’estero per ciò che riguarda la sicurezza nazionale ed il controllo delle frontiere” – e allora come mai ha firmato Schengen? Per poi sospenderlo?. “Non intendiamo in nessun caso rivedere la decisione di sospendere l’applicazione dell’accordo di Schengen per i cittadini di Paesi terzi provenienti dalla Spagna, almeno fino al 15 agosto e comunque sino a quando non saranno completamente esclusi rischi di sicurezza e di terrorismo per l’Italia”.
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Si capisce la preoccupazione per il terrorismo, si capisce meno come mai quella preoccupazione sia venuta meno quando si è rimandato Almasri in Libia con un volo di stato date le accuse della Corte Penale Internazionale. Quell’Almasri che certamente non è accusato di terrorismo, ma di un paio di cosucce che vale la pena ricordare. Secondo la Cpi, infatti, i reati iniziano nel febbraio 2015 con Almasri che si sarebbe macchiato di crimini contro l’umanità come omicidio, tortura, stupro e violenza sessuale, detenzione arbitraria e prolungata, altri atti inumani; l’accusa prosegue con l’omicidio volontario, tortura e trattamenti inumani, oltraggio alla dignità personale, violenze sessuali e stupri, con modalità di esecuzione che vanno dalla commissione diretta all’ordine di esecuzione impartito ai membri delle forze speciali sotto il suo comando nel centro di detenzione di Mitiga, e quindi a reati commessi in particolare contro persone detenute per motivi religiosi (cristiane o atee), presunte contravvenzioni morali (tra cui sospetto orientamento omosessuale) o presunta appartenenza a gruppi armati avversari. L’accusa di terrorismo non c’è, ma ce n’è abbastanza lo stesso.
Palazzo Chigi si è poi arrampicato sullo scivolosissimo specchio della possibile “nuova ondata migratoria” possibile annunciata dal governo spagnolo. E’ inutile spiegare di nuovo, ma tocca farlo, che delle 60mila persone entrate a Ceuta non una ha varcato il confine (da Ceuta non si esce verso l’Europa se non legalmente), e nell’exclave sono rimasti soltanto i minori, come da accordi UE firmati anche da Palazzo Chigi; così per mantenere il punto su quello che che è stato, Palazzo Chigi decide di mostrare i muscoletti di una governo fallimentare che può mettere in campo, ad uso elettorale, soltanto l’autoritarismo. Fatto male e gestito peggio.
La Moncloa, da parte sua, ha ribadito di considerare “ingiusta, contraria agli interessi dell’UE e discriminatoria per la popolazione spagnola” la misura decisa da Meloni tra applausi e dichiarazioni discutibili dei suoi. Palazzo Chigi, bontà sua, ha ricordato che le autorità di frontiera italiane “faranno di tutto per garantire la massima agibilità ai cittadini spagnoli ed europei che, è importante sottolinearlo, non sono interessati dal ripristino dei controlli ai confini aerei e marittimi”.
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Non è dato sapere se l’Italia impieghi alle frontiere anche esperti di fisiognomica per riconoscere a colpo d’occhio spagnoli doc e/o altre nazionalità: con l’abbondanza di cervelloni che popolano l’inesistente mondo della sorelle e dei fratelli d’Italia, non stupirebbe.
(7 agosto 2026)
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