Per accontentare un 6% di cittadini col fucile in mano, potenziali elettori, e mentre la sensibilità dei cittadini verso la tutela dell’ambiente e della fauna selvatica cresce costantemente, la politica al potere sembra viaggiare, come sempre, nella direzione diametralmente opposta: quella di ignorare il pensiero degli Italiani a favore di nicchie di inciviltà. Il nuovo DDL sulla caccia rappresenta un vero e proprio arretramento culturale, una misura che non amplia i diritti delle persone, anzi li ignora, per estendere esclusivamente i privilegi della lobby venatoria scegliendo di ignorare del tutto la volontà della stragrande maggioranza degli italiani.
Si tratta di una chiara scelta di campo a privilegio di pochi elettori mascherata da norma di settore: è una scelta di campo che mina alla base il rapporto tra esseri umani, territorio e natura che deve essere armonioso e non guerresco.
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Quattordici virgola nove miliardi più lo 0,6% di scostamento di bilancio se abbiamo capito bene, di fatto ci costerebbe... →
Un’occhiata ai dati che parlano chiaro: gli italiani dicono no
A confermare la profonda spaccatura tra il Palazzo. che guarda sempre ai suoi interessi, e il paese reali sono i numeri, che sono inequivocabili:
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Il 94% degli italiani si oppone all’ampliamento della caccia: secondo i dati raccolti dall’Istituto Piepoli (2025), la quasi totalità della popolazione ritiene che l’attività venatoria debba essere limitata, abolita, ridotta o quantomeno mantenuta nei confini attuali. Solo un risibile 6% si dice favorevole a incentivarla.
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Paura nei boschi per l’85% dei cittadini: la presenza dei cacciatori nei territori naturali è percepita come una minaccia diretta alla sicurezza personale. Un’indagine Ipsos (2025) rivela che l’85% delle persone in Italia non si sente al sicuro a frequentare boschi, sentieri e campagne durante i mesi della stagione venatoria – e questa è la maggioranza che fa sei decreti sicurezza che non servono a nulla salvo riarmare i cacciatori.
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La mobilitazione di 400.000 persone: il malcontento si è già tradotto in azione concreta. Lo scorso 25 febbraio 2026, sono state consegnate in Senato oltre 400.000 firme, raccolte grazie all’impegno sinergico di Fondazione Capellino, WWF, Lipu e Legambiente.
Se il DDL dovesse passare
Se questo DDL dovesse passare, le ripercussioni non colpiranno solo il mondo dell’associazionismo ambientalista, ma ricadranno sulla vita quotidiana di ciascuno di noi. Si prospetta un aumento vertiginoso della pressione sulla fauna selvatica, già duramente provata dai cambiamenti climatici e dalla perdita di habitat, un’ulteriore riduzione della tutela degli ecosistemi e un rischio sempre maggiore per le famiglie, i trekkers e chiunque desideri godersi la natura in tranquillità, ennesima vittoria di una politica che sceglie consapevolmente di voltare le spalle alla sicurezza e al volere dei propri cittadini per compiacere una ristretta minoranza, a scopi bassamente elettorali.
Firma la petizione: il tuo contributo è fondamentale
Non possiamo e non vogliamo permetterci di restare a guardare mentre vengono smantellati decenni di tutele ambientali. Ognuno di noi può e deve fare la sua parte per fermare questo provvedimento: anche una singola condivisione o una firma possono fare la differenza.
Per consultare il testo completo della mobilitazione, sostenere l’iniziativa e firmare la petizione ufficiale, vi invitiamo a visitare il sito di riferimento: https://fondazionecapellino.org/it/recommunity/stop-legge-caccia. Firmate subito. Il tempo è poco.
(29 luglio 2026)
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