La domanda è, dove starebbe? E cosa potrebbe dire di nuovo che non abbia già detto peggio nelle sue numerose apparizione come deputato prima, come co-portavoce pentastelluto poi, e quindi come reporter, e poi documentarista, e poi giornalista o come lo si voglia chiamare, e quindi come opinonista dalle convinzioni incrollabili finché durano, poltroncina più o meno fissa a DiMartedì, opinioni pochissime, ma granitiche e per lo più incomprensibili?
La stampa che conta italiana sembra essersi assunta l’ingrato compito di fare ingoiare un nuovo rospo agli elettori: un uomo già in parlamento, dal quale se n’è uscito sbattendo la porta, che qualcuno definisce di sinistra (e definire di sinistra Alessandro Di Battista non è soltanto un perpetrare l’informazione, ma non si vede da dove sia stata presa la definizione), qualcuno addirittura osa paragonarlo a Vannacci. Ma da sinistra. Ci si chiede se sappiano quello che dicono.
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Non c’è qualcosa del Di Battista-politico-o-quel-che-ne-è-stato che valga la pena di essere ricordato, per quanto ci riguarda. Fallimentare persino l’ultima avventura della raccolta firme contro il finanziamento pubblico ai giornali, ennesimo tentativo di spurgo populista di una legge che ha anche i suoi lati positivi. Perché vedete non sono le leggi, è l’uso che delle leggi la gente fa. Non è la legge che è sbagliata in sé, è il leggerci dentro quello che non c’è e metterlo in pratica secondo certe interpretazioni che falsano le leggi. L’assoluta mancanza di controlli fa il resto. Ma lui voleva la legge di iniziativa popolare. E c’è rimasto in mezzo. Nemmeno Grillo, col suo intervento fuori strada e fuori tempo a metà tra il livore e il senile è riuscito a venire fuori dal già visto, già sentito, già sgambettato e anche un po’ patetico. Il punto è che Conte sarà anche ondivago, ma se gli metti in mano uno statuto da riscrivere poi lui lo riscrive, se capite cosa si vuole dire.
Insomma mancando un simil-vannacci a sinistra eccoci all’invenzione del neo-Che-Guevara-senza-la-pistola (e meno male) e del Di Battista nuovo idolo di tutte le sinistre, in un minestrone politico-comunicativo che non serve, siamo certi, nemmeno a Di Battista che ci sembra, francamente, tutto fuorché un uomo di sinistra-sinistra come alcuni lo vorrebbero.
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(6 agosto 2026)
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