di Massimo Mastruzzo

Tanto per essere chiari la Festa del 25 aprile non è una generica manifestazione ai caduti di guerra, è la celebrazione della totale liberazione del territorio italiano dalla occupazione tedesca e dai suoi alleati interni, è la liberazione dal fascismo e dell’occupazione nazista.
La festività fu istituita per la prima volta nel 1946, su proposta del Governo guidato da Alcide De Gasperi, con la motivazione di celebrare “la totale liberazione del territorio italiano”. Successivamente, con la legge n. 124 del 1949, essa è stata definitivamente riconosciuta tra le festività civili nazionali.
Senza dimenticare quello che era già accaduto nel settembre del 1943 quando da 27 al 30 settembre si ebbero le quattro giornate di Napoli in cui semplici cittadini diedero vita ad una insurrezione popolare per cacciare i nazifascisti e liberare la città.
Quindi è bene ricordare, e purtroppo negli ultimi anni è divenuto doveroso rimarcare, che il 25 aprile costituisce una delle date fondative della Repubblica italiana, strettamente connessa ai valori espressi dalla Costituzione. In tale occasione, come previsto dalla normativa vigente, gli edifici pubblici sono imbandierati e la giornata è riconosciuta come festiva a tutti gli effetti.
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Altra questione, non è secondaria per fare chiarezza, in occasione della festività del 25 aprile i datori di lavoro pubblici e privati “sono tenuti a corrispondere ai lavoratori da essi dipendenti (…) la normale retribuzione globale di fatto giornaliera compreso ogni elemento accessorio”, esclusivamente perché tutti cittadini il 25 aprile festeggiano, come un giorno festivo, e per volontà del Parlamento, la festa di liberazione dal nazismo e dal fascismo.
È con questa motivazione che non si lavora, con i diritti connessi ad una festività, non per altro.
Il 25 aprile, ha sostanzialmente, e non solo formalmente, unito tutte le forze politiche democratiche che hanno donato 80 anni di Pace e di democrazia al nostro Paese.
Festa che ha le sue coordinate nei valori della Costituzione e non su altro.
Questa ricorrenza rappresenta un momento di unità nazionale e di memoria condivisa, che richiama i principi di libertà, democrazia e partecipazione su cui si fonda la Repubblica.
Coloro che ricoprono incarichi pubblici e hanno prestato giuramento di fedeltà alla Repubblica italiana sono chiamati a onorare questa ricorrenza nel rispetto del suo significato storico e istituzionale. Nell’esercizio delle proprie funzioni, non è possibile sottrarsi a tale dovere, poiché esso discende direttamente dai principi costituzionali.
Chi ha giurato fedeltà alla Repubblica italiana non può, quindi, decidere di fare anche “altro” di questa Festa.
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La Costituzione parla chiaro, la sovranità appartiene al popolo, ma il suo esercizio avviene nelle forme e nei limiti stabiliti dalla Costituzione. Per questo motivo, il 25 aprile è una festa di tutti i cittadini e di tutte le forze politiche che si riconoscono nei valori costituzionali, intrinsecamente antifascisti.
(25 aprile 2026)
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