Si susseguono con sospetta facilità gli attentati a Donald Trump, siamo al secondo in poco tempo, attentati tutti falliti quando gli USA hanno dimostrato in più occasioni (vedi la triste saga dei Kennedy) che quando vogliono colpire per uccidere non sbagliano un colpo.
Il nuovo attentatore si presenta alla cena coi giornalisti del presidente e soave consorte, quale occasione migliore, e spara da una distanza di cento metri. Non colpisce il presidente. Viene arrestato, foto in primo piano dell’uomo sdraiato a terra. Un copione perfetto. Il presidente boccalone non perde l’occasione: “E’ un uomo malato” (senti da che pulpito) “Serve pace”. Poi titoloni su tutti i giornali e foto d’agenzia che noi proletari non possiamo usare. Tempi difficili. Persino nei MAGA si insinua la teoria complottista dei falsi attentati. E l’attentatore ha sparato dall’area dei metal-detector (che immaginiamo non abbiano funzionato), quando si dice le meraviglie della tecnica. Trump da parte sua sa già, dopo pochissimo, che l’attentatore è californiano, un attentatore solitario che probabilmente alloggiava nell’hotel.
E anche per oggi dalle cronache favolose del presidente che semina vento e raccoglie tempesta possiamo chiudere.
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(26 aprile 2026)
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