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Gli eredi Mattei diffidano il Governo dall’uso del nome Piano Mattei. E poi il trionfo dei conti pubblici. Non ci fanno mancare niente

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di Ennio Trinelli
Ennio Trinelli

Non ci fanno mancare niente. Mentre inizia un balletto delle poltrone sul quale si hanno notizie vaghe, all’indomani del trionfo meloniano sui conti pubblici e sul rapporto deficit-Pil, il governo dei miracoli venuti male mette a segno un altro colpo da non dimenticare. Si tratta di una Pec che Palazzo Chigi ha ricevuto dall’erede Pietro Mattei che, scrive La Stampa, dice a Palazzo Chigi “Via il nostro nome dal piano Africa”.
Siamo consapevoli che anche voi, sì anche voi, ritenevate che l’uso così libero di un nome e di un cognome fosse permesso, ad esempio, grazie a un accordo con la famiglia. Ebbene non è così. Il Governo Meloni ne ha deciso l’uso sulla base di una comunanza spirituale, diciamo, perché loro del Diritto se ne occupano superficialmente. Sulla base di un matrimonio tra eletti. Almeno a quanto sembra dalla la risposta piccata, ma travestita da morbida, che Palazzo Chigi rende a Pietro Mattei: “Il nostro piano riflette il suo spirito”.

Secondo i soliti pettegoli che hanno a cuore il dolore della presidente del Consiglio e la vogliono vedere infelice, Palazzo Chigi aveva letto con “grande stupore e un po’ di amarezza” la mail inviata da Pietro Mattei lo scorso 27 marzo, con la quale il nipote del fondatore dell’Eni ed erede unico della moglie, diffidava il governo dall’utilizzo del cognome dello zio per quello che con grande strombazzamento d’intenti, ma risultati chiari ancora pochi, la presidente del Consiglio ha chiamato Piano strategico per l’Africa, piano che sembra avere chiaro solo lei.

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Certamente la lettera ha scatenato qualche mal di pancia (quanto inutile dolore!) se è vero che la Pec arrivata il 27 marzo è stata tenuta nascosta fino a quando La Stampa (24 ore fa) non l’ha resa nota. Si tratta in effetti di uno schiaffone dal peso considerevole che arriva dopo il principe di tutti gli schiaffoni, il “NO” al referendum, a cui sono seguite tutte una serie di acrobazie e di badabùm e di nuovi tentativi di trovare un nuovo cavallo vincente per la loro propaganda.
Svetta nei sondaggi, direte voi. Ed è certamente così, ma non cresce. Quasi a significare che quelli che l’hanno votata continueranno a votarla, ma che coloro che pensavano di votarla non avendolo fatto prima ci stanno ripensando. E di corsa.
Quindi montano un nuovo caso con le loro scuse, ad inventarsele sono specialisti: “Il Piano Mattei è in linea con il pensiero e lo spirito di Enrico Mattei, sfidiamo chiunque a dire il contrario” senza considerare che se come legittimo erede io ti diffido dall’uso del mio nome tu non lo usi e punto. Ti piaccia o no. Certo puoi sempre andare in Tribunale contro un privato cittadino che è anche legittimo erede di uno dei più grandi uomini che l’Italia abbia partorito, ma non sarebbe molto popolare. E verrebbe dopo i fallimenti su tutti i fronti: dall’economia alla lotta all’immigrazione clandestina; dall’abolizione delle accise al vassallaggio nei confronti di Trump; dal controllo dei conti all’inflazione; dalla mancanza di controllo delle tasse, sempre più alte, alle promesse mancate sull’abbassare le tasse; dall’incapacità di tenere sotto controllo persino i suoi, per chiudere con il restare dentro la procedura d’inflazione per un misero decimo.

In più ci si mette anche il leader del M5S Giuseppe Conte che non perde occasione di attaccare il governo – che mancanza di umana compassione – in un momento in cui da Palazzo Chigi sono alle prese con un sacco e una sporta di gatte da pelare a partire da quel pasticciaccio brutto del decreto Sicurezza, fino alla bocciatura europea sul deficit e avrebbero bisogno di stare tranquilli a riflettere sulla montagna di promesse non mantenute e su tutto ciò che non sono stati capaci di realizzare – nonostante il PNRR (209 mld sull’unghia dei quali non si capisce cosa abbiano fatto) – fino alla ri-negoziazione delle regole di bilancio per il prossimo Quadro pluriennale, come se la procedura d’infrazione non fosse aperta. Si capisce che siano nervosi.

Pietro Mattei da parte sua non sembra intenzionato a fermarsi anzi, ci metterà di mezzo i suoi avvocati se il governo insisterà a chiamare il Piano per l’Africa in quel modo pronto “anche a fare causa, civile e penale”. E continua a tacciare di “strumentalizzazione” l’uso che Meloni ha fatto del suo cognome di famiglia.

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(23 aprile 2026)

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