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Quelli che prima i francobolli e poi l’Europa

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Era impegnata a una celebrazione dei Carabinieri, anzi no, doveva presentare un francobollo, una delle grandi occupazioni governative inaugurata dal ministro Urso, forse appassionato del genere, e quindi all’ultimo momento la presidente del Consiglio che è anche un po’ vostra madre, ha disertato il vertice sull’ingresso di Albania, Montenegro e Serbia (filorussa, quando si dice il caso) nell’Unione Europea. Lei ha dovuto disdire – dio, che rammarico! – all’ultimo momento perché “la cerimonia si è protratta” e subito sono seguite le ricostruzioni fantasiose di questi comunisti, i soliti comunisti, che alle chiacchiere di Meloni non hanno mai creduto, figurarsi ora.

Ma il lungomare Falcomatà l’ha trattenuta oltre ogni più rosea aspettativa, e del resto quando un vertice ti rimane in gola mica hai motivi per accelerare i tempi e mica poteva smontare da treno in corsa della celebrazione (ché i treni i corsa si lasciavano a Lollobrigida quando brillava di fulgido facciabronzismo). Insomma a Tivat Giorgia Meloni non c’è andata e ha lasciato campo libero all’asse franco-tedesco così potrà sempre dire che nessuno l’ascolta per poi trasmettere versioni personali di ciò che succede (come nel caso dei 14 miliardi dall’Europa e bla bla bla), quell’asse Macron-Merz che chiede procedure più snelle per il processo di adesione ai Ventisette in modo da favorire Kiev.

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Insomma Meloni non ce l’ha proprio fatta a partecipare a quel vertice. C’è ragione di ritenere che non lo abbia visto conveniente, il partecipare, forse per non correre il rischio di doversi pronunciare su questione delicate e spinose sulla quali, lo sappiamo, la premier è sempre titubante. Nonostante i toni roboanti e il piglio da Colonnella aleggia sempre la paura, nella presidente del Consiglio che è un po’ anche vostra madre, di essere messa da parte. Che è il miglior modo per esserlo sul serio.

Così come riportano importanti testate straniere – da Le Monde, all’AFP, da Bloomberg al Frankfurter Allgemeine Zeitung (FAZ) e Handelsblatt – si è registrato un forte stupore per l’assenza di Meloni (mi si noterà di più se vado o se sto a casa?) perché il dossier dell’allargamento ai Balcani Occidentali è da sempre considerato una priorità strategica assoluta della politica estera italiana visti anche gli storici rapporti strettissimi con i Balcani (si sottolinenao le missioni in Kosovo e Bosnia ed Erzegovina e i rapporti privilegiati con Albania e Montenegro), e anche perché l’Italia è stata l’unica grande assente al tavolo dove si decideva la svolta per l’integrazione del mercato unico balcanico. Ma i soliti boccaloni, che stanno dappertutto, insinuano che il vero motivo dell’assenza di Meloni là dove doveva essere sia da collegarsi all’attivismo politico del presidente francese Emmanuel Macron e del cancelliere tedesco Friedrich Merz, forse ritenuto inopportuno (ma come, senza neanche chiedermi il permesso?) o forse un documento comune franco-tedesco che proponeva un’integrazione accelerata per i Paesi balcanici (con lo status di osservatori nelle riunioni europee) e una formula di “adesione associata” per l’Ucraina.

Così mentre lei punta i piedi (non ci vengo e non ci vengo e non ci vengo) l’asse franco-tedesco accelera con Macron che annuncia un vertice a Parigi il 14 luglio con Zelensky. Forse serve anche a questo essere diventati, in quattro anni, da paese che cresceva oltre il 3% a fanalino di coda dell’economia UE. A fare in modo che facciano gli altri per potersi sottrarre e continuare ad incolpare gli altri.

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(6 giugno 2026)

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