di Samuele Vegna
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Come spesso accade, nonostante io abbia atteso delle ore per cercare di approfondire la notizia, ancora poco trapela ufficialmente e nessuno ne parla. Secondo quanto riferito da organizzazioni per la libertà di stampa, Ahmed Shihab-Eldin, giornalista kuwaitiano-americano noto per il suo lavoro presso VICE, Al Jazeera e HuffPost, sarebbe agli arresti prigioniero delle autorità kuwaitiane dal 3 marzo scorso. Da quanto riferisce la CNN, e la notizia è ripresa anche dal quotidiano Domani, sappiamo soltanto che Ahmed Shihab Eldin è prigioniero delle autorità kuwaitiane. Sappiamo anche che sono già passati più di trenta giorni da quando questo giornalista, professore all’università Aldo Moro di Bari, è stato arrestato per aver ripreso dei missili iraniani che bombardavano il Kuwait e per aver pubblicato i video.
L’arresto avviene mentre il Kuwait e altri Stati del Golfo hanno intensificato la repressione contro chi pubblica immagini di attacchi missilistici iraniani e altri contenuti ritenuti sensibili. Le organizzazioni per la tutela della libertà di stampa hanno denunciato queste leggi restrittive con la scusante della sicurezza nazionale. Nel caso specifico Shihab-Eldin aveva condiviso informazioni sul suo profilo Substack e sui social media all’inizio della guerra, smettendo improvvisamente di pubblicare il 2 marzo. Oggi capiamo il perché. Ahmed Shihab-Eldin si trovava in Kuwait in visita alla famiglia.
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Leggi l'articolo →Gli amici ritengono che sia in custodia da quasi sei settimane. Martedì hanno reso pubblica la sua vicenda nella speranza che la pubblicità possa contribuire al suo rilascio. Attualmente il dibattito pubblico non lo calcola come una persona da liberare, ma essendo egli professore in un’università italiana, ritengo di volermi unire all’appello alle autorità italiane per la sua liberazione che è nato da molte persone, tra le quali Patrick Zaki.
Il diritto di cronaca e la libera espressione dovrebbero essere diritti universalmente accettati, pacifici, e non diritti da dover costantemente difendere faticando di giorno in giorno, patendo e soffrendo, sacrificando se stessə e la propria vita, e rischiando la galera.
Il nostro governo è troppo impegnato a non crollare del tutto per potersi occupare del docente di una delle principali università italiane incarcerato ingiustamente? E noi siamo troppo occupati e preoccupati a seguire le mosse di un senile biondo che fa impazzire il mondo, e il Papa? Io vedrei bene tutte e tre le cose, abolite. Così, per la sicurezza nazionale.
Oltre che per opinione personale e libera.
(15 aprile 2026)
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