di Samuele Vegna
La morte non cancella l’eredità.
La morte non cancella nulla.
Anzi.
Nessuno può sapere quanto possa mancarmi Michela Murgia, nessunə sa quanto invece mi accompagni ogni giorno della mia vita, e come mi abbia salvato la vita, e come mi abbia portato a sviluppare di più quel talento che ho nello scrivere, nel leggere, nel ragionare, nell’identificare il metodo fascista, il patriarcato, nel rivisitare la voglia di indipendenza.
Tutti i libri e i podcast, li ho letti, amati, riletti, studiate, ristudiati. Le sue interviste, tutte, le ho studiate, riascoltate. L’amore per me stesso che mi ha insegnato, è indescrivibile. E ha un valore inestimabile. Non compiacere, spezzare le regole, fare ciò che mi piace, amare me per come sono, io e il mi corpo, la mia mente, e non rinunciare mai una risposta a una domanda.
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Michela Murgia, donna, madre queer, cristiana, batte di gran lunga in valore la peggior “donna” della nostra triste storia contemporanea. Michela Murgia è trinità, ed è moltitudine, ed è tutto, è noi e noi siamo lei. Vive. Anche se da due anni non c’è più. E quanto avrebbe da dire. E quanto ancora sta dicendo.
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(10 agosto 2025)
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