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Caso Almasri. Spunta un’email che sbugiarderebbe Nordio. Un martire

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Testo:

Sembrerebbe che a cuocere a fuoco lento il governo italiano, vedi faccenda Piantedosi, sia la Libia più che l’insipienza, la saccenza, la gratuita del nulla, le incapacità palesi. Spunta infatti un’email da mal di pancia che rimette al suo posto tutte le caselle di una delle panzane peggio costruire della storia d’Italia: quella nota come caso Almasri.

Un’esplosione tale da spingere Pd, +Europa, Avs e M5s di nuovo all’attacco sul caso Nordio nel chiedere le dimissioni del Guardasigilli.

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Segnala l’ANSA la reazione di Deborah Serracchiani: “Apprendiamo da fonti di stampa che il ministro Nordio avrebbe detto il falso nel corso dell’informativa urgente al Parlamento sul caso Almasri (….) non può rimanere nel proprio ruolo un secondo di più”. Non meno dure le reazioni di AVS con Marco Grimaldi –  “È inaccettabile che un ministro travisi i fatti e inganni il Parlamento: chi mente deve assumersene la responsabilità e lasciare l’incarico” – prima del M5S che con la solita grazia la butta lì: “Nordio non ha più alcuna credibilità e autorevolezza per rimanere al suo posto”.

Sulla (brutta) faccenda scrive il Corriere: Inchiesta Almasri, le nuove carte: il ministero al corrente da subito. Le mosse per tenere il segreto in un interessantissimo approfondimento di Giovanni Bianconi che vi invitiamo a leggere al link in alto. Secondo il quotidiano il tribunale dei ministri di Roma ha concluso l’indagine sul caso della mancata consegna del generale libico Almasri alla Corte penale internazionale: la capo di gabinetto di Nordio era al corrente da subito di quanto stava avvenendo, e diede indicazioni di non lasciare tracce: «Niente mail né documenti protocollati».

Come si ricorderà nella relazione al Parlamento del 5 febbraio scorso, Nordio disse che la domenica giunse solo «una comunicazione informale di poche righe, priva di dati identificativi», e che solo l’indomani, lunedì 20, il procuratore generale di Roma «trasmetteva il complesso carteggio». Non era vero perché “in realtà già dal pomeriggio di domenica il magistrato di collegamento presso l’ambasciata
italiana in Olanda aveva inviato sulla piattaforma Prisma l’atto d’accusa dei
giudici dell’Aia”, inclusi gli allegati necessari. La capo di gabinetto ha sempre sostenuto “di aver aperto quella piattaforma solo il lunedì, ma il messaggio inviato domenica
dimostra cha in realtà il giorno prima era stata avvisata e si era anche
attivata per non protocollare le comunicazioni interne all’ufficio”.

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Anche Fanpage riporta come dagli “atti di chiusura indagini del tribunale dei ministri sul caso Almasri, nel procedimento che coinvolge il ministro della Giustizia Nordio, la premier Giorgia Meloni, il ministro Matteo Piantedosi e il sottosegretario Alfredo Mantovano, emerge un documento che smentisce la versione sin qui sostenuta dal Guardasigilli: avrebbe saputo dell’arresto di Almasri immediatamente, fin dal pomeriggio di domenica 19 gennaio, per cui avrebbe potuto agire per evitare la scarcerazione del torturatore libico, ricercato dalla CPI”.

Com’è è noto non lo fece. E per giorni parlò di spritz: perché alla fine di qualcosa bisogna essere esperti.

Era il governo dell’inseguiremo i trafficanti di uomini per tutto il globo terracqueo, certo non avevano specificato se solo i trafficanti o cosa avrebbero fatto di torturatori e stupratori di bambini. Ecco. Adesso si sa cosa hanno fatto: niente nel primo caso, riportarlo a casa con volo di stato nel secondo.

 

(9 luglio 2025)

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