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Su Israele un voto tardivo e codardo

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di Christian Correnti

L’intero mondo avrebbe dovuto da tempo chiudere ogni rapporto con Israele. Oggi siamo ancora qui a discutere cosa sia giusto o sbagliato fare.

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Diciassette a nove. Sembra il risultato di una partita. Una partita fatta calciando le teste mozze dei bambini morti a Gaza. O giù di lì. Ed evitiamo di sentirci male. A noi non tocca di vivere queste atrocità. Noi le ascoltiamo dalla radio, le intravediamo dalla tv, le scorriamo su instagram.

Diciassette a nove. L’Europa ha parlato. Ma per l’Italia, la Germania, l’Ungheria, la Croazia, la Bulgaria, Cipro, la Grecia, la Repubblica Cieca e la Lituania non succede abbastanza a Gaza, o meglio ancora sussiste “il rispetto dei diritti umani e dei principi democratici” citati nell’articolo 2 dell’accordo di associazione tra EU e Israele. La Lettonia si è astenuta dal voto e quindi arriva appena seconda dopo i nove elencati nella classifica del prosciutto sugli occhi o del pelo sul cuore. Peggio: dei soldi nelle tasche.

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Finalmente dopo tanto tempo il lento macchinone europeo ha avuto un sussulto d’indignazione e con questo anche la Gran Bretagna che sulla stessa lunghezza d’onda si è spinta forse oltre con le parole del premier Starmer che si dice “inorridito dall’escalation di Israele in Palestina. Quanto stiamo vedendo a Gaza – aggiunge – è assolutamente intollerabile: i bambini vengono bombardati e non possiamo permettere che i palestinesi muoiano di fame”.

Perché è bene ricordarlo per quanti su Instagram continuano a guardare soltanto ricette e muscoli: ai confini con Gaza ci sono file di camion in attesa di entrare a portare cibo e medicine, ma gli è impedito, così pochi metri oltre si muore, atrocemente, di ogni cosa vi possa venire in mente più ciò a cui, fortunatamente, manco sappiamo pensare.

Si potrebbe scriverne per ore e non basterebbe. Ma una domanda è imperativa: Perché?

Perché l’Italia ha votato no?

 

 

(21 maggio 2025)

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