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Ma queste destre del dio, patria e famiglia che osannano Bergoglio pensano anche di essere credibili?

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di P.M.M.

Veniva difficile trattenere il disgusto nell’ascoltare, nel pomeriggio, la sfilata dei politici che secondo quella che loro chiamerebbero ideologia se ancora avessero in mente di cosa si tratti, raccontavano dal loro punto di vista il loro Bergoglio, tanto lui non può più rispondere. E se di Matteo Salvini abbiamo già scritto come se ce ne fosse stato bisogno, ricordando le sue magliette pro-Ratzinger perché chi di magliette ferisce di magliette perisce, non si può tacere su quella Meloni che nel suo libro dichiarava, riassumendo brevemente, di non trovare particolarmente toccante la figura di Francesco, preferendo altri papi che oggi, con lo straordinario talento di interprete di cui è dotato, riusciva persino ad essere credibile tessendone le lodi. Con misura tale da spingere a credere di essere sincera.

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Perché Meloni ha avuto la genialata di invitarlo al G7, Papa Francesco e poi di averne qualche dialogo privato, da quell’uomo straordinario e crediamo, merito di Bergoglio e non demerito di Meloni, che nessuno potesse rimanere insensibile di fronte a una simile carica di umanità. Così tra molte finzioni e pochissime verità questa destra da dio patria e famiglia che deve celebrare l’autorità religiosa alla quale vorrebbe tanto sostituirsi si è trovata, suo malgrado, a dovere magnificare il papa argentino sperando che la Chiesa ora viri a destra, addirittura più a destra di loro.

Non ha brillato nemmeno l’opposizione, e nemmeno questa è una novità. Una Elly Schlein un po’ sfiatata ha ricordato alle destre di non avere ascoltato il Papa in vita (come se a sinistra fossero campioni e campionesse di coerenza); un Conte sempre meno credibile nel suo eloquio, sempre più manierato e sempre più all’ascolto di se stesso, un po’ preda del sentite come sono bravo ha ripetuto, con termini diversi e con altre parole, quello che Schlein già aveva detto male. E via andare.

Poi tutti in processione a rendere omaggio alla salma. Le televisioni, primi piani impietosi, li vedevano tutti impegnati a cercare l’espressione più contrita possibile visitando il feretro del Papa scomparso. C’era chi entrava dalla Porta Santa con passo fin troppo deciso (Tajani) e chi si teneva in seconda fila (Fratoianni e Bonelli).

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Una classe politica sconcertante ogni giorno di più alla quale Mattarella sembra non servire nemmeno da esempio. E più si sforzano di essere credibili e in sintonia con la gente più risultano falsi.

 

 

(23 aprile 2025)

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