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Ed ecco confezionato l’ennesimo bel siparietto, a futura memoria (ad averne una) sui rapporti tra Nordio e la corte de L’Aja

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Sarebbe stato un bel siparietto, una parabola esemplare a futura memoria, veder tradotto nelle patrie galere Vladimir Putin durante i funerali di Papa Francesco. Un bell’omaggio anche al Pontefice da sempre contro ogni guerra. Ma il presidente russo giustamente non ha in programma di venire a Roma per le esequie papali. C’ha da fare. Tra i “deterrenti”, manco a dirlo, il mandato di cattura emesso a suo carico dalla Corte Penale Internazionale nel marzo del 2023.

Ma in realtà Putin potrebbe sedersi comodamente in Piazza San Pietro senza rischiare nulla, infatti il ministro della Giustizia Nordio non ha mai dato alcun seguito al provvedimento della Corte Penale Internazionale. Quell’ordine dei giudici dell’Aja giace, freddo, nei cassetti polverosi di via Arenula. La procura generale di Roma non lo ha mai ricevuto così da trasmetterlo alla corte d’appello perché divenisse esecutivo nei confini italiani.

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Non basta il pronunciamento della Cpi perché un poliziotto, ad esempio, possa arrestare la persona su cui pende quel mandato. Sarebbe un atto “irrituale”, nullo.

In Italia ormai siamo avvezzi alle dimenticanze del Guardasigilli Nordio. Era la mattina del 19 gennaio quando Osama Najeem Almasri venne fermato, incarcerato, liberato e accompagnato in Libia con aereo di Stato e scorta nell’arco di 48 ore. Per questo oggi Nordio è sotto inchiesta presso il Tribunale dei Ministri con la Presidente Giorgia Meloni, il ministro degli interni Piantedosi e il sottosegretario Alfredo Mantovano.

Non è per far la solita retorica, ma già con Almasri le dimissioni di Nordio sarebbero dovute arrivare od essere pretese dalla stessa Presidente. Oggi, che il fascicolo Putin ammuffisce da oltre due anni sulla scrivania del Guardasigilli, ci sarebbero le condizioni perché fosse l’intero Governo a cadere. Nel momento in cui Meloni si presenta come la mediatrice tra Eu e Usa, tanto impegnata all’estero, quanto mai nessuno, così “ferma” al fianco di Zelensky, viene da chiedersi con quale faccia, nel giorno del funerale di Papa Francesco, stringerà le mani ai suoi omonimi.

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A latere, poi, sorge un’altra riflessione, argomento caro anche al papa, quella sull’immigrazione: quanti disgraziati vengono fermati, messi in prigione, spediti nei Cpr, rimbarcati e rispediti nei lager, assegnati, schedati, umiliati? A quanti facciamo fare avanti e indietro dai campi in Albania per poi rimandarli a “casa loro”? Per loro che vendono rose abusivamente, senza compier crimini contro l’umanità, la giustizia è solerte. Per chi distrugge intere Nazioni, questa nicchia sotto coltri di connivenza.

Resta una domanda da farsi: Nordio è davvero così distratto ?
(24 aprile 2025)

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