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Il PD contro se stesso, verso il baratro populista

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di Claudio Desirò

Che il nuovo corso PD, guidato da colei che “non hanno visto arrivare”, potesse essere inevitabilmente legato a doppio filo con le componenti massimaliste della sinistra e con il fedele alleato, o forse addirittura esempio politico, Conte lo si sapeva fin dal giorno stesso dell’elezione di Elly Schlein a segretaria. Ma che il PD potesse avventurarsi in improbabili inversioni ad U sulla strada seguita negli anni precedenti, lo abbiamo scoperto in questo anno di continua deriva verso il populismo più d’accatto, che strizza l’occhio della demagogia verso le componenti più estreme ed estremizzate.

Che si parli di Giustizia, di Israele o, addirittura, di Ucraina le improbabili uscite e le ardite prese di posizione del nuovo PD, di piazza e di slogan, lasciano molto più che perplessi, portando quella scarsa base moderata, ancora presente tra le sue fila, a chiedersi se e quanto ancora resistere al suo interno, augurandosi al contempo una sonora batosta elettorale alle prossime elezioni regionali ed europee.

L’ennesimo apice della deriva in corso è stato toccato in questi giorni nella votazione parlamentare riguardo i nuovi aiuti, umanitari e militari, da inviare all’Ucraina aggredita in modo criminale  da Putin. Una votazione dalla quale il PD, probabilmente per non irritare gli amici pacifinti del campo largo, ha deciso di astenersi, in totale contraddizione con le posizioni assunte quando i propri esponenti ricoprivano ruoli di Governo nell’Esecutivo guidato da Mario Draghi. Un scelta dalla quale si sono dissociati, votando invece a favore della mozione, i pochi coerenti rimasti in quello che fu il Partito Democratico, a partire ad esempio da Guerini che da Ministro del Governo Draghi firmò ben 5 decreti in merito.

Una giravolta populista, quella sull’Ucraina, che ha seguito, di qualche ora, le posizioni populiste e giustizialiste assunte, dallo stesso PD, durante le votazioni in Commissione Giustizia, impegnata nella discussione dei Decreti Nordio. Un Partito, che fu Democratico, che non ha perso nemmeno questa occasione per contraddire la posizione di tanti suoi amministratori locali in merito alla cancellazione del fumoso reato di abuso d’ufficio, rimanendo abbracciato alle istanze populiste di un Movimento col quale è sempre più difficile notare distinzioni. Un reato che, finalmente, non sarà più tale e che esitava in oltre il 90% di assoluzioni, ma che era strumentale alla lotta di diffamazione politica e mediatica che tanto piace al centrosinistra populista ed ai media collegati. Infatti, quotidiani come Repubblica, ad esempio, non esitano a definire “bavaglio” la norma che vieterà la trascrizione di intercettazioni di individui terzi ai procedimenti in corso. Posizione che evidenzia una volta ancora, qualora se ne fosse mai sentita l’esigenza, che in certe redazioni, così come in specifici gruppi parlamentari, Legge, Costituzione e Principi Liberali fondanti la stessa, sono ritenuti sacrificabili sull’altare della lotta politica e della delegittimazione dell’avversario di turno.

Ciliegina sulla torta del pacifintismo, del populismo e della demagogia del PD e della sua Segretaria, la nuova geniale idea di portare in discussione parlamentare la proposta “due popoli e due stati” in merito al conflitto mediorientale. Forse, scordandosi che il conflitto in corso è tra uno Stato democratico legittimo, cioè Israele, ed un’organizzazione terroristica teocratica ed illegittima che soggioga parte di un territorio, cioè Hamas, la Segretaria senza idee ha ricicciato fuori un vecchio slogan caro alla sinistra massimalista. Atteggiamento non nuovo, certo, già assunto con le proposte di bertinottiana memoria, dal salario minimo alla settimana corta, la Schlein conferma di non essere in grado di produrre idee proprie e contenuti nuovi, inseguendo la demagogia anni ’80 e le proposte da “uno vale uno” degli anni più recenti, fino a mettere sullo stesso piano aggrediti ed aggressori, che si parli dell’aggressione di Putin o dei terroristi assassini di Hamas.

Una regressione totale, sostenuta dalle basi che continuano a narrare di presunte derive nazionalsocialiste in atto nel nostro Paese, condite da antiatlantismo, antioccidentalismo ed antisemitismo di una dirigenza del Partito Democratico che sembra vivere in un mondo parallelo, superato dal tempo e dalla storia. Tempo e storia che molti, all’interno dello stesso PD, si augurano superino presto anche la segreteria pentasardina in atto.

 

 

(11 gennaio 2024)

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