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“Amerikanate” sugli alieni al Congresso Usa

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di Vittorio Lussana

L’audizione di due ex piloti dell’aeronautica statunitense, Ryan Graves e David Fravor e di una ex spia dell’intelligence, David Grush, innanzi al Congresso degli Stati Uniti, non ha prodotto, com’era prevedibile, alcuna conclusione definitiva, supportata da prove certe, in merito all’esistenza degli alieni.

In particolare, l’accusa di David Grush al governo americano di scarsa trasparenza, perché gli sarebbe stato negato l’accesso ad alcuni documenti secretati per questioni di sicurezza nazionale, non si può sentire in bocca a un ex ufficiale dei servizi. Chiunque abbia frequentato quegli ambienti, infatti, sa bene che ci sono 4 livelli di segretezza vigenti tra le forze militari della Nato: riservato, riservatissimo, segreto e segretissimo (o top secret per gli inglesi e gli americani). Persino ai militari viene negato l’accesso ai tre livelli più alti di segretezza, considerandoli meritevoli di conoscere solo le notizie riservate. Ciò per banali motivi di sicurezza, che potrebbero essere rivelati anche per via indiretta: cercando le prove degli avvistamenti Uap (oggi gli Ufo si chiamano così, ndr) si potrebbero fornire informazioni sensibili circa l’organizzazione difensiva di un Paese, quali armi possiede e quale sia il suo livello di avanzamento tecnologico. Persino una normale scorta di viabilità potrebbe diventare un obiettivo terroristico: dopo tutto ciò che è capitato con gli attentati di matrice fondamentalista islamica, mi pare il minimo. Ma il vittimismo è un altro elemento caratteristico della retorica complottista, in genere accompagnata da ulteriori accuse di ritorsioni o minacce subite.

Insomma, i report dell’intelligence sono competenza di pochissime persone: lo sanno persino i sassi. A tutto questo, seguono manipolazioni circa la percentuale di avvistamenti ritenuti inspiegabili. Ma se questi vengono definiti come tali, ciò non significa che qualcosa debba esistere per forza o sia esattamente quel che si vorrebbe far credere. Anche quando si ragiona per esclusione. Va de sé, che rivelare notizie innanzi al Congresso per sentito dire non basti a formare una prova. Anche se la questione stimola a qualche spiegazione scientifica sul perché le percentuali di probabilità dell’esistenza degli extraterrestri rimanga molto bassa. Ecco, dunque, un riassunto di motivazioni che rendono poco plausibile l’esistenza degli alieni o un ormai prossimo contatto con loro.

Limiti fisici e chimici

Innanzitutto, la vita extraterrestre potrebbe essere molto diversa dalla nostra, sia dal punto di vista fisico, sia chimico. Ciò significa che non possono esistere forme viventi che non mutino o che non si evolvano. Charles Darwin in persona era solito affermare: “Anche in un miliardo di anni, nell’universo fisico succede ben poco, mentre in quello biologico può cambiare tantissimo”. Oltre a ciò, dobbiamo ricordare che la vita sulla Terra è basata sul carbonio. Ma tale caratteristica non è l’unica in grado di generare la vita: si possono anche ipotizzare esistenze costruite attorno al silicio. Il quale, ha un punto debole: esso è incapace di realizzare molecole sufficientemente complesse, stabili e composte da molti atomi. Tra l’altro, questa limitazione impedisce anche la semplice costruzione di molecole più grandi, fondamentali per trasmettere la vita, come per esempio il Dna. Per non parlare della sua solubilità in acqua: più che gli alieni, rischiamo di incontrare solamente un gigantesco barattolo di bicarbonato di sodio, per fare un bella gara di rutti… Altra ipotesi è quella costituita da un habitat molto diverso da quello terrestre, in cui azoto e fosforo potrebbero sostituire il carbonio. Ma in un mondo siffatto, per esempio con un’atmosfera ricca di ammoniaca, le specie animali viventi dovrebbero respirare l’idrogeno, copiosamente prodotto da piante e forme di vegetazione aliene.
 

Limiti biologici

E’ vero: noi non possiamo escludere del tutto che altre forme di vita effettivamente esistano nell’universo. A questo punto, però, dobbiamo elaborare quale tipo di vita potremmo incontrare sugli altri pianeti. La diversità biologica è già notevolissima sulla Terra: le differenze morfologiche e biologiche tra un batterio e un elefante, tra una cavalletta e un gorilla, tra un esponente del centrodestra italiano e un essere pensate, sono notevoli. E molte specie si sono addirittura estinte, a cominciare dai dinosauri. Pertanto, data la composizione chimica, la densità della nostra atmosfera, le condizioni di ‘giusta distanza’ dal sole (la nostra stella), la disponibilità di acqua liquida e l’inclinazione del nostro asse terrestre, la vita sulla Terra si è sviluppata attorno al carbonio. Questo elemento si lega facilmente a ossigeno, idrogeno e azoto, al fine di formare i composti basilari per la vita biologica. E questa rimane la ricetta più probabile anche come origine di una razza aliena.


Limiti storici

Per interi millenni, noi terrestri abbiamo creduto di essere non solo al centro dell’universo, ma anche i soli a popolarlo, poiché generati da un disegno divino assieme ad altre svariate forme di vita, vegetali e animali. Tuttavia, a un certo punto della Storia, Giordano Bruno giunse a ipotizzare l’esistenza di altri pianeti: un’affermazione considerata eretica dalla Chiesta cattolica, perché l’esistenza di una molteplicità di civiltà avrebbe implicato un’analoga pluralità di chiese, di cleri e di divinità: un’ipotesi inaccettabile per il cattolicesimo romano. E sappiamo tutti quale fine abbiano fatto fare, al povero Giordano Bruno. Anche a causa di queste teorie: i cattolici son sempre stati così carini. In ogni caso, l’esistenza di vita extraterrestre si è finalmente fatta strada soltanto negli ultimi secoli, grazie al progresso dell’astronomia, della cosmologia e della conseguente consapevolezza della complessità e dell’immensità dell’universo.


Limiti estetici

Anche sugli aspetti esteriori degli alieni sarebbe opportuno focalizzare la nostra attenzione. Un primo fattore è la comune ipotesi di antropomorfismo: la nostra megalomania si è spinta a ritenere che Dio dovesse avere, più o meno, le nostre sembianze: e chi l’ha detto, di grazia? Ma a prescindere da questo, abbiamo fatto molto peggio: abbiamo deciso di esasperare gli aspetti negativi dell’umanità e di trasferirli, lombrosianamente, ai nostri fratelli extraterrestri. I vulcaniani e i romulani di Star Trek sono molto umani, anche per facilitare la realizzazione dei primi telefilm, risalenti agli anni ‘60 del secolo scorso. Al massimo, essi avevano le orecchie a punta, i capelli a caschetto e qualche naso bitorzoluto. Nessuna grandissima differenza di statura o circa il numero di dita e di occhi, nonostante gli habitat molto diversi di provenienza. E qualche extraterrestre femmina era anche di bell’aspetto – generalmente vestita come Marta Marzotto in vacanza – e subiva regolarmente il fascino del capitano James Kirk: il classico amerikano tutto d’un pezzo, potenzialmente in grado di trombarsi mezzo universo. Ci vogliono circa 95 anni, viaggiando a 13 mila chilomentri al secondo, per raggiungere Alpha Centauri: il sistema stellare più vicino al nostro. Ma il comendante Kirk ci arriva in piena forma, con la prostata in ordine, senza calcoli renali o mal di pancia e, persino, col durello
 

Limiti astronomici

Assumiamo che tra i miliardi di pianeti delle varie galassie, alla fine ne troviamo uno che avrebbe tutti i requisiti per uno sviluppo della vita basata sul carbonio, come qui da noi. A questo punto, subentra un altro problema: se il nostro intento non è solo quello di trovare una qualsiasi forma di vita biologica (virus o batteri), bensì quello di cercare addirittura prove di una vita intelligente, il discorso si fa più complesso. Un’ipotesi ragionevole prevede che ogni stella del cosmo sia accompagnata da almeno un pianeta. Quindi, fatti i debiti calcoli, circa 1000 miliardi di miliardi di pianeti nell’universo osservabile godono di condizioni favorevoli allo sviluppo di una qualche forma di vita. Tuttavia, la nostra per ora unica esperienza ci dice che, prima che si arrivi a ottenere una forma di vita cosciente, è necessario qualche miliardo di anni: dapprima, per generare molecole in grado di duplicarsi e, conseguentemente, di produrre aminoacidi, proteine e quant’altro è necessario a formare strutture pluricellulari più complesse; in secondo luogo, una lenta selezione darwiniana si occuperebbe di selezionare le forme di vita più adatte all’ambiente del pianeta potenzialmente vivibile.


Limite dei pianeti ospitali

Fattori decisivi sono, inoltre, le specifiche caratteristiche dei pianeti ospitanti. La fauna terrestre, uomo incluso, è assolutamente determinata dalla Storia del nostro pianeta attraverso milioni di anni di evoluzione, di cambiamenti climatici, di adattamento all’habitat, di estinzioni di massa dovute a eventi esterni, per esempio l’impatto di grandi meteoriti. Ciò significa che, anche a parità di condizioni geografiche e ambientali, ossia nel caso di un pianeta identico alla Terra, con le stesse caratteristiche astronomiche e astrofisiche, l’evoluzione avrebbe potuto prendere delle strade totalmente imprevedibili, capaci di produrre differenze ben maggiori delle orecchie a punta di Spock, il personaggio di Star Trek mezzo umano e mezzo vulcaniano, interpretato da Leonard Nimoy.


Limiti culturali

Infine, non dimentichiamo la vastità dell’universo e la diluizione delle sue componenti quali stelle e galassie. Anche le comunicazioni tramite onde elettromagnetiche richiederebbero centinaia o migliaia di anni. Anche per far giungere a destinazione un semplice scambio di saluti: persino le Poste italiane sono più celeri. E tenuto conto della non avvenuta ricezione di alcun segnale intelligente alieno, almeno fino a oggi, possiamo affermare che tali nostre considerazioni siano del tutto ragionevoli. In tutto questo, ovviamente, tralasciamo i presunti avvistamenti di extraterrestri che, negli ultimi decenni, hanno fatto nascere la mitologia e la letteratura degli Ufo. Al momento, non esiste alcuna prova scientifica certa di tali avvistamenti. Tuttavia, nonostante le analisi appena esposte, gli alieni, gli Ufo, i piccoli grigi e i vari mostri invasori popolano da sempre la letteratura e la cinematografia di fantascienza. In tali contesti, però, la parola scienza stride con errori, esagerazioni, violazioni di svariati principi della fisica e, talvolta, anche del semplice buon senso. Si tratta di un male comune ad altri aspetti di tale letteratura, che pure ha raggiunto livelli pregevoli con Asimov e Kubrick. Basti pensare ai razzi delle astronavi che emettono suoni assordanti nel vuoto cosmico. Oppure ai loro viaggiatori, i quali, anziché fluttuare nel vuoto, camminano tranquillamente nei corridoi dei vascelli, inutilmente giganteschi e corazzati: inverosimile, con tutti i problemi di peso – e di costi – per inviarli nello spazio.


Limiti antropologici

La cattiveria degli extraterrestri, generalmente si concilia con il loro aspetto fisico. Pensiamo agli invasori de ‘La guerra dei mondi’: sono talmente brutti, spaventosi e perfidi, da giustificare il loro annientamento da parte dei virus terrestri: se lo sono meritato, ovviamente. In secondo luogo, cattiveria e mostruosità sono un tutt’uno con un semplicismo infantile e ancestrale: se il dolce E.T. o gli eterei alieni di Incontri ravvicinati del terzo tipo, amorevolmente interessati a noi, avessero avuto le sembianze di Alien, nemmeno un caffè al bar di Star Trek vorremmo prenderci con loro.


Limiti temporali

La nostra Terra esiste da circa 4.5 miliardi di anni. La prima vita elementare si è creata quasi 500 milioni di anni dopo. E per arrivare al genere homo sapiens sono dovuti trascorrere qualche altro milione di anni fa. Ora, si può essere ottimisti o pessimisti sul futuro della specie umana sulla Terra. Ma qualcuno potrà anche ritenere che la mancanza di risorse, il riscaldamento globale, le guerre nucleari e nuove epidemie possano condurre alla nostra estinzione, o almeno rimandare gli eventuali superstiti tra le pareti delle caverne. Gli ottimisti pensano, invece, che il progresso continuerà al ritmo esponenziale degli ultimi due-trecento anni, a farci stabilizzare come padroni del pianeta e ad aprirci la via alla colonizzazione di altri mondi. Ma in realtà, noi non sappiamo minimamente come andranno le cose. E anche le altre potenziali civiltà aliene avranno dovuto percorrere un cammino più o meno analogo al nostro. E ciò riduce molto la probabilità di incontrare, un bel giorno, un ‘omino verde’ per la strada. Al massimo, possiamo scoprire una nuova forma di vita su un pianeta extraterrestre, solo individuando nuoe specie di piante o animali molto elementari.


Limiti oggettivi

Anche ammettendo che degli alieni con capacità intellettuali, culturali e tecnologiche simili o superiori alle nostre esistano, come sarebbe logico immaginarseli? Capita spesso che questi esseri, anche se enormemente più avanzati di noi dal punto di vista scientifico e tecnologico – non fosse altro perché hanno trovato il modo di abbattere le barriere dello spazio-tempo con voli a velocità fotonica e forme di teletrasporto – risultino quasi sempre cattivissimi e, in fondo, stupidi. Ma queste due ultime caratteristiche poco si accordano con la provata competenza tecnico-scientifica. Alla base vi è l’idea, un po’ razzista, che anche i nostri scienziati terresti siano capaci di mirabolanti risultati tecnici, ma privi di sentimenti, di bontà e anche di astuzia: difficile da credere. La figura dello scienziato è spesso trattata con sufficienza in letteratura e nella fiction cinematografia: bravissimo a teletrasportarsi, ma non in grado di sopravvivere al primo banale inconveniente. Per fortuna, ci sono gli eroi: gente comunissima, con i quali possiamo immedesimarci, assieme a qualche personaggio positivo tutto muscoli che, alla fine, uccide i cattivi e riporta i buoni a casa. Tra l’altro, salvando il mondo con qualche astuto trucchetto che, neanche a dirlo, il plurilaureato scienziato non avrebbe mai escogitato.


Conclusioni

Ma perché gli Ufo – o gli Uap che dir si voglia – dovrebbero spendere così male il loro tempo e gigantesche risorse per venire a giocare a nascondino qui da noi? Oppure per disegnare ambigui messaggi criptici come i cerchi nel grano? Una volta che hanno fatto la fatica di arrivare fin qui, perché non si presentano? Ancora una volta, ci troviamo di fronte a comportamenti ingiustificati, dunque inverosimili. Immaginiamo di essere noi, gli alieni: perché mai organizzare una missione esplorativa verso la Terra, un pianeta abitato da una specie chiaramente inferiore sia dal punto di vista scientifico-tecnologico, sia da un punto di vista etico? Anche in questo caso, ci troviamo di fronte alla puerile trasposizione di stereotipi profondamente immaturi, conditi da complottismi e superficialità varie. Il vero problema, semmai, è un altro: la totale mancanza di una cultura scientifica diffusa, che ci permetta di analizzare scientificamente tutti i fenomeni della natura, alieni inclusi. E con autentico spirito critico. Altro che amerikanate

 

 

(3 agosto 2023)

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