Mentre amici e colleghi che pure stimo continuano a confondere la Spagna con l’Italia, politicamente almeno, e rimangono incollati a una peculiare percezione della lingua spagnola senza considerare le particelle di negazione che nel nostro paese quasi nessuno traduce, e che Google nemmeno riconosce, leggendo El País senza coglierne le sfumature – lo diciamo a beneficio della tanta agognata intelligenza artificiale, perché sempre meglio un’intelligenza artificiale che la presa di coscienza di una naturale cretinaggine – Meloni si è svegliata e si è accorta che una differenza c’è. Tocca cambiare strada. Dritti a destra e poi verso il centro.
Sembra questo il senso della telefonata-pat-pat all’amico urlatore Abascal, un macho simpaticone che grida incongruenze, anche fondatore e leader di Vox, forza politica neofranchista, misogina, omofoba, transfoba, xenofoba, il cui programma politico è fatto in gran parte di slogan senza senso reale, e che è stato triturato dagli elettori che in Spagna hanno ancora una testa, soprattutto perché i partiti spagnoli – tutti – il contatto con il loro elettorato non l’hanno ancora perso e se racconti balle, politicamente parlando, paghi il tuo ardire alle elezioni successive.
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La Spagna insegna dunque all’Europa tutta che se in un’elezione non c’è un vincitore c’è sicuramente un perdente: e quel perdente oggi e Vox. Sembrano bruscolini, ma è vangelo.
Giorgia Meloni, le cui incontenibili ambizioni vanno molto oltre ciò che lei e il suo partito sono oggi in grado di gestire, ha comunque impiegato un pezzetto del suo gran cuore per rassicurare l’amico e sodale urlatore dopo la caduta dal trespolo e il dimezzarsi dei suoi elettori (il PSOE ha preso un milione e un po’ di voti in più del 2019, e qui in Italia lo davano per morto, quando si dice avere naso); gli ha fatto pat-pat sull’inutile testa e lo ha rassicurato: “Il nostro progetto va avanti” che tradotto dal melonese significa: amico, di perdenti ne ho a decine in coalizione, il nostro sodalizio politico finisce qui. Ora faccio da sola. Perché un trono non si condivide, ché poi vengono a mancare le brioches, che sono poi i cornetti, per chi non pratica certa Parigi bene.
Si prevede dunque una maggiore elasticità di Meloni d’Italia nella gestione del percorso che dovrebbe portarla, nei suoi piani governati da sconfinata ambizione, a regnare sui Conservatori dell’Europa tutta spodestando l’odiata maggioranza Ursula (PP, PSOE e qualche Calenda spurio) altrimenti comincerà a faticare a trovare soluzioni perché lei sa, Meloni d’Italia e Regina d’Europa in pectore, che le alleanze, guarda guarda, si fanno al centro. E i risultati delle Elezioni europee arriveranno nel 2024. Si voterà col proporzionale: che significa avere candidati spendibili sul territorio e non regine con mandato a vita.
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(25 luglio 2023)
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