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L’inabilità alla satira, l’eccesso di dichiarazioni e gli imbarazzanti silenzi

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di Claudio Desirò

Oggi si chiude una settimana caratterizzata dalla volgarità vignettistica del travaglismo populista, dall’incontinenza dichiarativa di diversi esponenti politici e dagli imbarazzanti silenzi di chi svicola domande o si indigna a fasi alterne. Insomma, niente di nuovo sotto il sole di un decadimento culturale e politico sempre più evidente nel nostro Paese.

Una costante caduta in basso che pervade la satira a fumetti nella quale, se si attacca il nemico di turno, soprattutto se è il turno del nemico di destra, tutto sembra lecito, dalla volgarità esplicita agli insulti più o meno palesi a persone vicine all’esponente rivale. Dalla presunta opera d’arte contro Salvini, esposta al Torino Comics, alla vignetta volgare del Fatto, non nuovo a scadere sempre più in basso nella qualità dell’offerta, il passo è breve.

Inutile dire che dalle schiere degli “indignados” a prescindere, soprattutto di stampo femminista radical chic, non si levano molte parole di condanna – e quando si levano sono flebili – nemmeno quando a subire attacchi vili è una donna, la cui unica colpa, se così si può definire, è essere sorella dell’attuale Premier.

Una settimana in cui si è consumata la fine del terzo polo decretata dalla crisi di nervi di un Calenda, da sempre preda di dichiarazione compulsiva ed iperattività da tweeter, in grado di cambiare idea e smentire se stesso nell’arco di due ore. L’esigenza di un palcoscenico, reale o virtuale, che rischierebbe di perdere durante un percorso congressuale vero, ha messo in luce tutte le lacune politiche e di leadership di chi si ritiene superiore alla media, salvo non volersi mai misurare. Ed è così che dal “partito unico” abbozzato, decide di ripartire da solo, tra le macerie causate dai suoi repentini cambi di rotta e le molte fuoriuscite di fedelissimi ormai stufi del suo ruolo di padre-padrone, sopratutto a mezzo social. Ma Carlo I da Roma non è stato il solo a cimentarsi in sconclusionate dichiarazioni, spesso imbarazzanti e politicamente disastrose: basti pensare alla sostituzione etnica, citata per ignoranza [-cit.] da chi, per ruolo, dovrebbe avere la responsabilità di rappresentare un Paese senza metterlo alla berlina a livello internazionale.

Definizioni di stampo complottista che, per voler credere alla non conoscenza del merito, evidentemente si sono apprese cimentandosi in lunghe frequentazioni di ambienti in cui certe teorie sono pane quotidiano, citate a cuor leggero senza porsi il minimo problema.

In una settimana così rumorosa, oltre al silenzio del mondo femminista, ancora più rumorosa è l’attitudine alla non risposta della paladina del nuovo corso PD. Quella Schlein che, esauriti gli slogan da campagna elettorale, si ritrova a dover svicolare domande imbarazzanti le cui risposte frantumerebbero l’inconsistenza della sua propaganda di fronte alla realtà. Non si risponde alle domande sulla maternità surrogata, dopo la levata di scudi del femminismo piddino, così come si svicola sull’inceneritore della Capitale, supercazzolando a caso frasi sconclusionate una volta incalzata dai cronisti.

Un panorama triste, da cui ben pochi tendono a distaccarsi, dove ormai sembra valere tutto, tranne la concretezza dei contenuti e la responsabilità della politica.

 

 

(21 aprile 2023)

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