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La polpetta avvelenata di Massimo D’Alema al PD sotto forma di “calumet della pace”

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di Giancarlo Grassi

Come augurio di un proficuo 2022 è arrivata la polpetta avvelenata di Massimo D’Alema al Partito Democratico e al segretario Letta che ha pensato saggio rispondere subito con un tweet che è difficile scambiare per un atto di diplomazia politica.

D’Alema ha infatti ipotizzato un possibile scioglimento, e non nell’acido del livore, di Articolo Uno in nome di una nuova confluenza nel PD, perché “Una ricomposizione è necessaria”. D’Alema, abituato a decidere da solo, non si è nemmeno preoccupato di come potessero pensarla dentro il PD che del lider Massimo è orfano dal 2017 e non sembra essersi stracciato le vesti per la disperazione, e non si è preoccupato degli effetti della sua inutile provocazione, utile forse soltanto a lui, che definisce il PD “guarito dal renzismo”.

E’ stato così un tweet di Enrico Letta a rimettere al suo posto l’ex ministro degli Esteri, il politico che disse di non avere voluto cambiare lui il Titolo V della Costituzione, responsabile del clamoroso fallimento della Bicamerale quando pensava di potersi mangiare Berlusconi in un boccone solo: ed è un tweet che non lascia spazio ad equivoci interpretativi quando scrive “Il PD è l’unica grande casa dei Democratici e dei Progressisti italiani (…) Nessuna malattia e quindi nessuna guarigione” auspicando di portare avanti la storia del partito nell’interesse dell’Italia.

 


D’Alema lancia la sua frecciatina, in perfetto stile D’Alema, anche a Mario Draghi scrivendo: “Non ci si può auto eleggere al Colle” frecciata che avrebbe dovuto riservare a Berlusconi e alle destre di questo paese che, rompendo con una tradizione che dura dagli albori della Repubblica hanno cominciato a sbraitare della candidatura di Berlusconi quando nessuno si è mai candidato al Quirinale la cui elezione è sempre stato affare interno dei parlamentari eletti dagli italiani e dei Grandi Elettori, in linea perfetta con la Costituzione.

Insomma D’Alema ha rotto il silenzio. Ma di lui non si sentiva la mancanza.

 

(2 gennaio 2022)

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