di Giovanna Di Rosa, #politica
Non ci fa proprio mancare niente quest’Italialetta quasi post-pandemica che brandisce rosari e ignoranza, inni alla libertà e atteggiamenti fascistoidi, che si contagiano con il virus pandemico perché hanno “preso freddo”, che si assembrano nonostante il divieto di assembramento e poi è colpa degli altri che transitano da un partito di destra e uno ancora più a destra e quindi movimentano i movimenti.
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Non cii fanno mancare nulla quelli che facevano battute di pessimo gusto su un giovane omosessuale triestino pestato a sangue dicendo “Avrà fatto a pugni col fidanzato per la vasellina”, e che “pregano il Rosario” grazie a medici che consigliano di “vitamine e antinfiammatori” e che se ne vanno di qua e di là senza mascherina, in pubbliche manifestazioni, incontrando decine e decine di persone in larga parte senza mascherina, e parlano dell’obbligo vaccinale come “una ingiustizia da dittatura” giustificando l’arguto pensiero con il suo “in porto lavoriamo con i turchi che non sono vaccinati” e i suoi “in Italia c’è il caos, il governo non pensa agli italiani” come se il caos di cui vaneggia non sia provocato da chi il vaccino non lo vuole contro le indicazioni governative che non hanno ancora voluto imporlo per legge.
Sarebbe bello mandarli in Russia per un po’, dove la libertà di manifestare è leggermente più ristretta, diciamo; o in Turchia, a fare i conti con le libertà democratiche di Erdogan o in Cina, dove in quattro e quattr’otto chiudono città da venti milioni di abitanti ciascunan e provaci ad uscire e poi riparliamo di ingiustizie “da dittatura”.
Già. Non ci fa proprio mancare niente quest’Italialetta quasi post-pandemica che brandisce rosari e ignoranza, inni alla libertà e atteggiamenti fascistoidi, che si contagia con il virus pandemico perché ha “preso freddo”, che si assembra nonostante il divieto di assembramento e poi è colpa dei Governi, di Draghi e dei giornalisti in un balletto spaventoso, anarcoide, liberticida e nemmeno troppo lontanamente eversivo che ricorda troppo da vicino il linguaggio anti-sistema degli anni ’70 scaturito poi nella stagione del terrore, o strategia della tensione, che chi c’era ricorda bene (e chi non c’era invece ne straparla a vanvera e per aprire la bocca e darle tanto fiato).
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(26 ottobre 2021)
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