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O dell’aprire bocca e darle tanto fiato

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di Giovanna Di Rosa, #ilcommento

La leaderessa di Fratelli d’Italia è nata nel 1977. Nell’anno domini 1977 non era in vigore la legge sull’aborto, nonostante la patetica storia sulla sua nascita raccontata da Meloni nella sua innecessaria autobiografia, e in quegli anni i gruppi terroristi di matrice fascista, neri come l’inchiostro con cui si scrissero le matrici degli attentati nei Tribunali, facevano saltare in aria treni e passeggeri in giro per l’Italia.

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Era quella la strategia della tensione, a dimostrazione che Meloni parla molto, ma assai meno di ciò che conosce. Insomma parla troppo e troppo spesso a vanvera anche se, soprattutto quando dichiara di non conoscere le matrici dice in fondo una verità: non le conosce perché l’età non glielo permette e perché non li vuole conoscere.

Se si parlasse di Brigate Rosse nessuno avrebbe difficoltà a collocarle nell’estremismo extraparlamentare rosso a matrice terrorista, devianza di una certa maniera di concepire una idea di sinistra e di lotta operaia. Nessuno avrebbe il coraggio di negare, nemmeno a sinistra, nemmeno se lo volesse, quella matrice che la storia ha riconsegnato esattamente per quello che era. A destra no. La destra italiana, da Meloni a Salvini a quelli di Forza Nuova che poi erano diventati Italia Libera del governo-ombra ora tutti dentro, con il passato i conti nn ce li vuole fare. Anzi è negazionista di quel passato e vuole, a tutti i costi, che torni ad essere il presente.

Ecco così che le grida di Meloni diventano sempre più un esercizio di (pessimo) stile politicamente ormai sterile, diretto alla crescita nei sondaggi del suo partito (che ruba voti alla Lega di Salvini e farà la stessa fine della Lega di Salvini) e che, soprattutto, non soltanto non vuole fare i conti con il passato, ma non li fa neppure con il presente – tocca rimandare alle scomposte reazioni meloniane rispetto alle inchieste del quotidiano Fanpage.

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Insomma aprire bocca e darle fiato sembra la parola d’ordine, ma la politica è un’altra cosa. E il governare pure. Soprattutto quando si è all’opposizione non con il 21% di voti presunti derivati dai sondaggi, ma con il 4,35% del 2018. I numeri veri sono quelli là non quelli delle intenzioni, e di numeri veri fino al 2023 non se ne parla.

Diciotto mesi in politica sono un’eternità. Anche per coloro per i quali il tempo si è fermato al 1922.

 

(14 ottobre 2021)

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