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Reddito di Cittadinanza è “Metadone di Stato”. Il disprezzo di Meloni per chi ha poco o pochissimo era ciò che mancava

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di Giovanna Di Rosa, #politica

La leader Meloni non perde occasione per distinguersi, ed anche il suo linguaggio non lascia spazio a dubbi, sempre più a destra costi quel che costi, sembra essere l’unico slogan possibile per la leader politica giù sconfitta alle elezioni amministrative di Roma – non arrivò neanche al ballottaggio – che si è guarda bene dal ricandidarsi.

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Meloni è poi andata oltre, perché a Cernobbio si strizza l’occhio al potere economico e bisogna andarci giù dure, soprattutto quando si è donne in un mondo di uomini e bisogna distinguersi – ma non per questo è necessario assumere modi da uome tutte d’un pezzo – ed ha deciso di usare il consueto garo e rispetto per chi ha meno tuonando: “La povertà si combatte creando lavoro, questo il reddito di cittadinanza non lo fa. E’ un grandissimo disincentivo al lavoro, è stato uno strumento diseducativo. E’ una paghetta di Stato voluta dal M5S per una mera questione di consenso”.

Proposte su come creare lavoro? Nessuna.

E dire che Meloni è lì che sbraita ciò che andrebbe fatto, senza farlo mai, da un po’ prima della sua poltroncina di ministro della Gioventù senza portafoglio nel governo Berlusconi del disastro-spread: tra il 2008 e il 2011. Anche allora soluzioni niente. E poi venne Monti.

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Dunque sotto elezioni Meloni ci tiene a fare il suo figurone e le spara grosse a 180 decibel, ma rimedia una pessima figura: sembra un po’ l’arrampicatrice sociale che raggiunta la fama e la tranquillità economica vuole mettersi alle spalle le proprie umili origini che la fanno vergognare e lo fa disperatamente e disordinatamente.

Nessuno vuole offendere Meloni, la cui affermazione è già indifendibile di per sé, per quanto edulcorata in seconda battuta, così come siamo certi che Meloni cerchi sempre la boutade facilona e comprensibile a chi deve, senza preoccuparsi di ferire qualcuno. Del resto pensare alla sensibilità altrui non è il suo mestiere. Il suo mestiere è dio, patria e famiglia. Ad averne una benedetta secondo i crismi a cui si dice di ispirarsi, ma meglio il “non-matrimonio” e la commozione mediatica…

Certo il ministro del Lavoro Andrea Orlando deve prendersi, e si prende, la briga di risponderle: “Chi usa queste metafore probabilmente non si rende conto di che cosa è la povertà”; sottilmente caustico è Giuseppe Conte: “Ovviamente immagino che la Meloni non volesse offendere, non sono così semplicistico e strumentale, ma è un’espressione volgare, forte” quando invece “bisogna lavorare per l’inclusione”.

 

(5 settembre 2021)

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