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Il leghista Molinari a La7: “Se non fosse stato per gli Inglesi oggi parleremmo tedesco”. Ne ha parlato con Durigon e i leghisti filoungheresi?

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di Daniele Santi, #Politica

Difficile essere leghisti per i troppo buoni, in tempi nei quali i cattivi vogliono non solo vincere, ma stravincere; questo sembrava il leghista MolinariIn Onda uno che deve seguire una linea, passato di lì e raccattato, e spedito in televisione. Naturalmente Molinari è un politico capace, coinvolto in rimborsopoli assolto dalle accuse di rimborsopoli poi, milita nella Lega, è della Lega meno agitatrice, diciamo così, e a forza di arrampicarsi sugli specchi dicendo che la Lega è una e solida e granitica – e infatti le posizioni di Zaia e Salvini collimano vero?, sarà per quello che Salvini ha fatto il putsch in segreteria veneta, vero? – ha commesso uno scivolone serio. Di quelli da parlarne per un po’ – del resto lui è quello che attribuì il famoso: “Whatever it takes” di Mari Draghi alla Lega.

Solleticato da de Gregorio, abilissima nel far perdere le staffe agli ospiti, e preso a sberle da Carofiglio, il leghista ha parlato degli inglesi paragonando il referendum sull’uscita della Scozia dal Regno Unito con il referendum sull’indipendenza che la Spagna non concede alla Catalogna (e Concita De Gregorio è catalana) come se fossero la stessa cosa; non pago è poi riuscito a dire: “Se non fosse stato per gli Inglesi oggi parleremmo tedesco”.

Posto che oggi se fosse per numerosi leghisti parleremmo probabilmente tedesco, ma quello austriaco, ci ha spezzato il cuore vedere che nessuno abbia avuto la prontezza di rispondergli che se fosse per Salvini l’Italia forse parlerebbe russo o ungherese. O, ancor meglio sarebbe stato informarsi se prima delle sue affermazioni sugli inglesi giustizieri dei nazifascisti, avesse chiesto l’augusto parere del dimissionato Durigon. O del Fratello d’Italia – FdI alleati di ferro della Lega – che vuole una piazza intitolata ad Hitler.

 

(2 settembre 2021)

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