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Ultimi e arroganti: un paese, una tristezza

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Testo:

Mancava solo l’ultima ingiustificabile sparata di Donald Trump contro Giorgia Meloni, sparata innecessaria e gratuita come tutte le altre, per convincermi che saranno proprio gli strali di Trump che la maggioranza immobile di un governo improbabile sta usando con sapienza a suo uso e consumo, a far risalire Meloni nei sondaggi allontanandola dalla canna del gas. Resta inaccettabile, se fossimo un paese serio e non ultimo, arrogante e pretenzioso, forte coi deboli e prono ai potenti, la nuova sparata di Trump contro Meloni alla vigilia del delicatissimo vertice Nato di Ankara (in programma il 7 e 8 luglio) nel quale presumibilmente Trump indicherà come e in che modo e per quanto tempo continuerà a metterlo in que posto agli alleati. La foto di una Meloni sognante che guarda con occhi da madonna in estasi il presidente senile è chiaramente un montaggio, gira da tempo una foto simile (e vera!) nella quale Meloni osserva Trump, ma non con l’effetto trasognato della poverina al cospetto del maschio amerikano. La boutade che accompagna la foto, quella che recita Serve un ordine restrittivo” oltre a essere un nuovo attacco diretto alla presidente del Consiglio è un ottimo consiglio: suggerisce alle nostre destre boccalone e sguaiate a usare le parole con saggezza. Ad averne, di saggezza…

Il nuovo attacco arriva dopo la prima operazione di delegittimazione, quella che recitava “Mi ha implorato di fare una foto con lei. Mi ha fatto pena”, ricorderete che Meloni aveva risposto: “Io e l’Italia non imploriamo mai” pensando di fare una bella figura e mostrando i muscoletti come Di Maio dal famoso balcone dell’abbiamo eliminato la povertà.

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Siamo sempre lì: sono i risultati che si ottengono mantenendo il paese che si governa ai margini, incapaci di porre rimedio a debito pubblico, rapporto PIL-deficit, fregandosene della produzione industriale, dei posti di lavoro, dei giovani che se ne vanno, di un paese che invecchia e non fa figli perché non sa come dargli da mangiare, stimolando politiche di crescita ridicole, formulando proposte utili al sondaggio della settimana successiva e presentandosi, ultimi in UE per crescita, ultimi per diritti, in una posizione imbarazzante per la libertà di stampa, tronfi d’arroganza e di pretese, ai vertici dove, date le condizioni del paese, bisogna andare col cappello in mano. Capirete che frasi roboanti come “Io e l’Italia non imploriamo mai” diventando miagolii insignificanti. E sappiamo cosa se importa a Trump dei gattini.

 

 

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(6 luglio 2026)

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