27.7 C
Roma
domenica, Giugno 13, 2021

Dal cambiamento climatico, alla produzione alimentare, alla medicina. L’importanza morale di un pensiero autocritico

di Vanni Sgaravatti, #gaiambiente

La quantità di combustibile fossile che le aziende petrolifere e gli Stati hanno programmato di bruciare è circa 5 volte superiore al limite di sicurezza di 565 gigatoni, oltre il quale sarebbe inarrestabile il disastro climatico. 2800 gigatoni di carbonio sono tecnicamente ancora sottoterra, ma economicamente sono già estratti perché vengono elencati come beni patrimoniali nei bilanci dei proprietari (dati ufficiali non aggiornati).

Sono questi che danno alle aziende dei carburanti fossili il loro valore e figurano nei budget nazionali dei paesi produttori di petrolio. Se queste aziende dovessero ammettere che per evitare il collasso climatico totale non possono produrre più del 20% delle loro riserve il loro valore sul mercato crollerebbe al valore di mercato attuale.

Tutti insieme perderebbero 20 trilioni di dollari del loro patrimonio e questo spiega perché Big oil e Big coat lottano così strenuamente contro ogni restrizione delle emissioni di carbonio fino a rifiutare sistematicamente la scienza del cambiamento climatico.

Possiamo avere un bilancio sano delle compagnie petrolifere oppure avere un pianeta relativamente sano, ma ora che conosciamo i numeri, è chiaro che non possiamo avere le due cose insieme (Mckibbean, dal libro di Capra e Luisi “Vita e natura”).

È noto che le lobby del petrolio si sono opposte ai tagli delle emissioni. È meno noto che non lo fanno per aumentare i profitti di qualche punto percentuale in più. La partita è più grossa.

Ed è un altro esempio di come delle scelte politiche anche dolorose vanno fatte, nel locale come nel globale, quando economia/occupazione e ambiente sembrano contrapporsi. In realtà la contrapposizione sta tra obiettivi di breve vs di lungo periodo. E qui il pensiero autocritico con effetti morali si dovrebbe applicare nel riflettere sulla parola “compromesso”, spesso richiamata per giustificare il proprio agire politico, sostenendo che ne è connaturata. Ma non tutti i compromessi sono buoni. Non lo sono quelli che ti allontanano dal percorso verso la visione che hai dichiarato di perseguire. Non ci sono criteri razionali precisi per distinguere compromessi buoni da cattivi, ma l’allenamento ad un pensiero autocritico e morale aiuta.


Il problema della fame nel mondo non è un problema di produzione alimentare
Il 78% dei bambini malnutriti vivono in paesi con un surplus alimentare. Lo spreco alimentare dei paesi occidentali è sufficiente a sfamare l’intero continente africano se anche questo non producesse nulla. La produzione alimentare dei paesi poveri dove c’è malnutrizione è destinata all’esportazione, destinata ai mercati americani ed europei con tecniche che impoveriscono l’agricoltura locale. La biogenetica è impiegata per queste produzioni intensive.

Dovremmo avere il coraggio di una riflessione autocritica che ci porti a guardare le contraddizioni e le conseguenze morali delle scelte senza autoafflizioni, ma senza sconti o infingimenti. Quando pensiamo di dover essere ringraziati perché diamo sovvenzioni o facciamo raccolta di prodotti alimentari in eccesso attraverso organizzazioni solidaristiche o finanziando progetti di irrigazione che passano dalle casse dei governi occidentali tramite la banca mondiale alle aziende occidentali che realizzano le opere, dobbiamo sapere che stiamo cercando di ricompensare con il nostro surplus coloro grazie ai quali noi prosperiamo.

Un approccio autocritico ci dovrebbe allora far pensare che se lo sviluppo viene inteso come crescita della ricchezza materiale dei paesi occidentali, parlare di sviluppo sostenibile è un ossimoro. Di sicuro la transizione verso un futuro sostenibile non sarà facile, anche perché, cambiamenti graduali non sono sufficienti per invertire la tendenza e abbiamo bisogno di alcuni rivolgimenti radicali.

Solo una narrazione profonda come, ad esempio, quella riportata nella Enciclica della ecologia integrata la “Laudato Sii” o di quella intitolata “Fratelli tutti” può supportare questa metamorfosi, altrimenti non abbiamo le motivazioni per superare i costi di un rallentamento della crescita dei paesi occidentali che, nel breve, tanto felice non appare.

Affidabilità della medicina e dei vaccini
Gli Rct (randomize controlled Trials) sono le prove sperimentali su campioni di pazienti e di medici secondo metodologie statistiche stabilite (la somministrazione dei placebo, per intendersi e non solo). Non è possibile utilizzare gli Rct per verificare la diversa efficacia della frequenza di vaccinazioni nel tempo. Occorrerebbe selezionare casualmente due gruppi molto numerosi di pazienti, ad un gruppo si somministrerebbe una sola dose, ad un altro più dosi.

Eticamente e organizzativamente impossibile. Quindi quando fra qualche anno solo l’osservazione degli effetti nel tempo potrà modificare gli assunti iniziali sull’efficacia o meno di una determinata frequenza di vaccinazioni, cosa penseranno le persone che non conoscono come procede la scienza e i relativi metodi?

Attribuiranno un’intenzionalità di partenza. Una parte sosterrà che i medici hanno fatto gli interessi di bigfarma dei vaccini, un’altra che i medici sono superficiali soprattutto quelli che annunciavano i piani vaccinazione, al contrario dell’amico medico che con il senno del poi critica. Infine, qualcun altro riterrà che la scienza ufficiale non serva a niente, sostenendo di fatto, con quest’ultima suggestione, che o la scienza fornisce certezze “subito” o, appunto, non serve a niente.

E poi ci sono le linee guida in sanità, come strumento che, secondo la percezione di molti assicurano la certezza di diagnosi e prognosi. Le linee guida hanno consensi parziali su parte dei percorsi, solo la metà è corredata da raccomandazioni forti, mentre circa la metà non ha evidenze scientifiche estese ma fornisce solo dei consigli. Infine, alcune linee guida indicano soluzioni opposte in un paese rispetto ad un altro.

Un pensiero autocritico morale, in questo caso, dovrebbe spingere ad una minor pigrizia, a comprendere come l’incertezza sia parte della scienza e della medicina, come i metodi a disposizione non si conformano alle aspettative magiche e talvolta deresponsabilizzanti. Ma senza per questo generare sfiducia nei confronti di strumenti di miglioramento e di contenimento di tale incertezza.

Le linee guida sono solo un richiamo a considerarle per quello che sono: un’analisi meditata ma provvisoria del livello di certezza o incertezza, che caratterizza le nostre conoscenze su uno specifico argomento clinico. Non sono documenti da bandire nei tribunali, come invece tendono ad essere utilizzate, come elemento di colpevolezza verso i medici che se ne discostano. Non riferimenti per contabili ospedalieri, ma strumenti intelligenti, anche se limitati e che possono a volte risultare utili ai medici per fare scelte più accurate nel trattamento dei loro pazienti (dal libro di Coen “l’arte della probabilità).

La probabilità è parte del mondo della medicina
Sembra che sia stata la pandemia a farci scoprire che la medicina come tutte le scienze non sono esatte, ma utilizzano la probabilità che, ai non addetti correntemente pare venga utilizzata come la misura di una conoscenza parziale, imprecisa, imperfetta. E quindi sembra che sia stata la pandemia a confermarci l’inesattezza della medicina. Ma questa è in realtà ontologica, cioè è parte imprescindibile della conoscenza, il cui progresso, tanto per usare una metafora, ha l’effetto di aumentare la dimensione della sfera del sapere, ma contemporaneamente di aumentare proprio l’ampiezza della superficie di contatto con lo sconosciuto e l’incerto, cioè lo spazio al di fuori della sfera.

Ma quello che mi preme sottolineare è che siamo sempre stati invasi dalla probabilità e dall’incertezza nella medicina. Quando leggiamo i risultati delle analisi del sangue, per ogni variabile leggiamo le soglie che utilizziamo per allarmarci qualora i valori risultanti siano al di fuori di esse. Come si determinano quelle soglie? Tramite la precisione e l’affidabilità che si desidera. Ad esempio, se si vuole che il 90% dei casi di valori fuori soglia indichino uno stato di malattia, oppure che il 70% dei valori “normali” indichino un vero stato di salute o assenza della malattia. Le metodologie probabilistiche ti indicano determinati valori di soglia. Ma queste probabilità sono stimate e i valori scelti sono soggettivi, ancorché spesso condivisi dalla Comunità scientifica.

E ancora, qualche ragionamento sui numeri. Quando il medico stabilisce di fare nuovi esami, più o meno istintivamente fa riferimento al rapporto di verosimiglianza, cioè a quanto aumenta la probabilità di fare poi una diagnosi corretta, partendo da una probabilità a priori, cioè dalla % di diffusione della malattia in quella particolare categoria di pazienti.

Ma la probabilità a priori è spesso una stima soggettiva e se questa fosse ad esempio del 40% e il test aumenta la probabilità del 30% rimarrebbe comunque una probabilità significativa di fare una diagnosi incerta. Diverso sarebbe il risultato se la probabilità iniziale fosse più alta. Queste osservazioni (tratte dal libro citato di Coen e da bibliografia riportata) non sono note scritte con lo scopo di fare una approssimata lezione di statistica, né di rendere famigliari questi concetti, con queste considerazioni “buttate lì”, ma quello di fare intuire ai non addetti che l’incertezza relativa alla nostra salute ha sempre fatto parte del mondo di chi si occupa della nostra salute. Se credevamo, come fanno gli avvocati, che l’adesione ad una linea guida o i numeri statistici utilizzati dai medici ci assicurassero una certezza di una diagnosi o di una prognosi certa, perché solo la certezza ci rassicurerebbe, abbiamo preso un abbaglio.

Non è cambiato molto dal comportamento dei nostri nonni quando guardavano lo sguardo del medico condotto a cui venivano attribuite magiche conoscenze, come uno stregone di migliaia di anni prima. O meglio è cambiato quasi tutto, ma dopo aver scoperto che non era un magico stregone, l’incertezza delle diagnosi e delle prognosi rispetto alle aspettative dei pazienti che “guardano” è rimasta.

A questo possiamo aggiungere altri numeri che potrebbero preoccupare chi si aspettava non solo la certezza, ma anche la piena integrità di tutti i medici. Ad esempio, le sanzioni milionarie per frodi attribuite alle industrie farmaceutiche o la stima del 10% di ricercatori disonesti, sui 9 milioni censiti.

Anche in questo ambito, nell’ambito della correttezza, della disonestà, del dolo, un pensiero autocritico che diventa un pensiero morale dovrebbe indurci a comprendere che il problema sta a monte, nella mancanza di valori, spesso indotta dal considerare come fine ultimo il profitto e non tanto nel singolo imprenditore che cerca di bypassare le regole per fare buoni affari.

900 mila ricercatori disonesti sono tanti, i limiti delle linee guida e la soggettività dei valori di probabilità che influenzano le diagnosi e prognosi possono preoccuparci. Ma certo non possiamo pensare di buttare a mare il risultato di oltre 8 milioni di ricercatori onesti, non tenere conto della razionalizzazione che fanno le linee guida raccogliendo i pareri di tutti, né di non utilizzare come supporto le misure della nostra incertezza (le probabilità), come segnale per attivare poi un pensiero critico e adottare un miglioramento continuo delle proprie pratiche.

Quindi, pensare che, in presenza di banditi, la soluzione sia quella di non credere alla scienza ufficiale dei protocolli sanitari per essere sostituita da una credibilità determinata dall’empatia ideologica di chi si conosce (il gruppo coeso degli alternativi) oltre che impossibile è improponibile. Gli “alternativi” forniscono spunti critici importanti, inducono ad essere vigili, obbligano a dimostrare la validità di quello che si afferma. Ma da qui a proporre un altro metodo per la verifica dell’affidabilità, ne corre.

Se sei un poliziotto, un magistrato devi inseguire i cattivi, ma se stai facendo cultura e educazione o controcultura devi allenare il pensiero critico, che significa, fatica studio, approcci controintuitivi. Non abbandonarsi solo ai giudizi dati con il senno del poi, alla tentazione di un mondo semplice fatta di cause/effetti, cause agite sempre da pianificatori intenzionali del male e, soprattutto, verificare l’affidabilità delle cosiddette fonti alternative, che non possono essere affidabili solo perché plausibili e, appunto, alternative.

Conclusioni
Nel primo ambito, quello delle emissioni, del cambiamento climatico, della produzione alimentare, la mancanza di una riflessione autocritica porta a pensare che i mali ambientali siano dovuti a poche persone che vogliono guadagnare sempre di più, invece di immaginare che in questo sistema le organizzazioni tendono a sopravvivere utilizzando le possibilità che questo offre (e “i tacchini non si mettono nel forno da soli”). E questo ci esime da assumerci le responsabilità politiche di costi che nel breve incidono su tutti noi, in termini di occupazione o di perdita di competitività delle imprese del proprio paese.

Nel secondo esempio, quello della medicina la mancanza di una seria e morale riflessione autocritica ci porta a chiamarci fuori, senza avere il coraggio di condividere le responsabilità di scelte incerte.

I germi che limitano il pensiero critico, anzi autocritico, stanno dentro di noi, purtroppo, ma, senza essere egocentrici, o meglio antropocentrici, questo accade per motivi antropologici profondi. Non siamo demiurghi e pianificatori neppure nel fare del male a noi stessi.

La speranza di migliorare, in un mondo con tanti mali e incertezze, riportando il pensiero di Havlev citato da Fritjof Capra, è soprattutto uno stato della mente e non del mondo. Abbiamo la speranza dentro di noi oppure non la abbiamo. Si tratta di una dimensione dell’anima e non dipende essenzialmente da una qualche particolare osservazione del mondo o dalla valutazione delle circostanze. La speranza, cioè, non implica la certezza che qualcosa cambierà in meglio, ma la certezza che qualcosa ha senso indipendentemente da come andrà a finire.

 

(23 maggio 2021)

©gaiaitalia.com 2021 – diritti riservati, riproduzione vietata

 

 

 





 

 

 

 

 

 




POTREBBERO INTERESSARTI

4,524FansMi piace
2,375FollowerSegui
119IscrittiIscriviti
Pubblicità

ULTIME NOTIZIE

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: