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“Giustappunto!” di Vittorio Lussana: Anti-italiani? Può darsi…

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di Vittorio Lussana #Giustappunto! twitter@gaiaitaliacom #Antiitaliani

 

Risulta quanto mai stupefacente il fatto, che tra i sostenitori di Matteo Salvini, presentatisi a Catania poco prima dell’udienza preliminare per il “caso Gregoretti”, vi fosse qualcuno che ha dichiarato all’inviato di Piazzapulita – il programma di Corrado Formigli in onda il giovedì sera su La7 – che gli italiani che non la pensano come il leader leghista sarebbero “anti-italiani”. A parte ignorare il dato storico di un filone che annovera progenitori illustri e delle più disparate tendenze, a cominciare da Giuseppe Prezzolini sino ad arrivare ad Antonio Gramsci e Indro Montanelli, la spiegazione che viene fornita è sostanzialmente un pregiudizio, che non tiene assolutamente conto del fatto che l’anti-italianità si regge su una media culturale ponderata e non su un generalismo astratto che comprende tutti quanti.

Quando si criticano alcuni tratti o difetti del nostro popolo, non si sta giudicando ogni singolo italiano, bensì si fa riferimento a un dato sostanzialmente statistico. Se la Basilicata ha una densità di popolazione di 0,59 abitanti per chilometro quadrato, ciò non significa che vi siano un paio di infradito abbandonate sulla Basentata. L’anti-italianità non è un dato empirico, teso a condannare moralmente qualcuno: è un’equazione, un dato teorico, un mero termine di paragone. Si utilizza il diavolo per raggirarlo ed evitarlo: è chiaro, Santoddio???

Non si tratta di una critica general generica, ma di un ragionamento posto su un piano puramente teorico. Siccome la nostra destra, purtroppo, è ancora abbarbicata, sostanzialmente, allo Stato di polizia, se alcuni italiani leggono Guicciardini e ne citano alcune frasi, del tipo “se ti fiderai delli italiani, sempre avrai delusione…”, molti italiani di destra pensano che ce l’hai con loro per principio, quando invece non è affatto così.

In pratica, quella delle destre sovraniste è una visione giustizialista: sono loro quelli che si ergono a giudici per soffiare sul fuoco dell’anti-politica. Le cose stanno così sin dal principio. E il fracasso propagandistico della loro militanza, si basa su una concezione verticale, dunque assolutista, che nell’anno di grazia 2020, oltre a essere totalmente anti-democratica, possiede il grave torto di risultare obsoleta, superata. E’ roba vecchia quella che si sente dalle parti di Matteo Salvini e di Giorgia Meloni: concezioni ‘stantìe’, soprattutto se viste alla luce della modernità.

Il propagandismo sovranista, insomma, è roba da tromboni: cupi brontolii che possono servire a sostenere un’orchestra, ma che non sono affatto in grado di generare alcuna variante musicale: si interviene su un tema già esistente. Ma a parte qualche assolo – che in democrazia ci può anche stare – il loro compito è principalmente quello di rappresentare i toni bassi tra gli strumenti a fiato. Eppoi, è ora di finirla con questo modo di giudicare chiunque non la pensi come loro. Anche perché, tale comportamento, sostanzialmente da maleducati, ha già esondato nella società e anche un errore minimo viene considerato gravissimo, come se ogni cosa riposasse sullo stesso, medesimo, piano.

Quindi, non è neanche vero che le destre italiane siano solite utilizzare una bussola di orientamento basata più sul gusto individuale che sull’interesse collettivo: esse sono ancora oggi assolutamente appiattite su un materialismo gretto, privo di un qualsiasi retroterra storico-culturale. In un certo senso, le nostre destre sono più marxiste degli italo-marxisti. I quali, nel corso della loro evoluzione, hanno anche cercato degli sviluppi culturali più eleganti, come nel caso di Galvano Della Volpe o dello stesso Giuseppe Saragat. Invece, loro no: i destroidi sono fermi, immobili, inchiodati lì da sempre sullo stesso medesimo punto. E per riuscire a spostarli almeno un poco verso la sponda liberaldemocratica, bisogna sradicarli con tutta la zolla.

Ribadiamo, altresì, come il nostro sovranismo non sia il principale colpevole del declino civile e morale degli italiani: altri ambienti’ lo sono assai di più, poiché ne hanno sempre favorito il gioco in funzione anti-socialista. Persino il fronte popolare ha commesso, più volte, questo errore, in passato: il primo Governo Mussolini ebbe l’appoggio persino del Ppi di Don Luigi Sturzo, anche se quest’ultimo non era affatto d’accordo.

Insomma, la Lega di Salvini può diventare nazionalista in 10 secondi netti, dopo lunghi decenni di federalismo venato di secessionismo. E Fratelli d’Italia spaccia per sovranismo idee e convinzioni assai più vicine ad Adolf Hitler, che a Gioacchino Volpe o a Giovanni Gentile: un nazionalismo fagocitato dal vecchio fascismo. Invece, che la sinistra italiana, seppur faticosamente, abbia cercato di compiere una trasformazione, quanto meno di laicizzars’, non viene accettato. Essa rimane “il male assoluto di questo Paese”, come ha dichiarato, sempre a Catania, una militante leghista. Oppure, si ribalta completamente la frittata al fine di accusarla di essersi appiattita sul neo-liberismo capitalista. Si decidessero, almeno in questo.

Sia come sia, anche restando negli ambiti dello Stato di polizia, una cosa è rubare una mela, ben altra è fare la rivoluzione per abbattere il parlamentarismo: le due cose, anche sotto il profilo strettamente penale’, non sono sullo stesso piano. C’è una scala di gravità ben distinta. Per non parlare del fatto che, dai radicali in poi, tutto ciò che si trova sul fronte opposto viene giudicato, dalle destre italiane, come se fossero tutti comunisti, con pochissime distinzioni di sorta.

Insomma, la tracimazione del semplicismo autoritario anche in molti atteggiamenti della nostra vita quotidiana, in realtà è un processo degenerativo innescato dalle destre sin dai tempi delle monetine. La sinistra ha solo la colpa, in alcuni frangenti, di non aver compreso cosa stesse accadendo veramente nel Paese, perché in realtà, i nostri comunisti son sempre stati dei gran fregnoni, come si dice a Roma. E’ vero che anche i comunisti sono colpevoli di qualcosa: spesso essi si sono lasciati convincere dai giudizi manichei delle destre, senza premunirsi di alcuni antidoti culturali ben precisi. La colpa principale delle sinistre italiane è solo questa e non altre. A prescindere dalla malapianta da cui esse sono state generate. Insieme alle destre.

 

(10 ottobre 2020)

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