di Giancarlo Grassi
Non è nemmeno così lontano quel 2012 nel quale il leghista Mario Borghezio, con Matteo Salvini che se ne stava zitto ad avvallare le tesi di uno dei pezzi grossi della Lega di Bossi e Maroni, proponeva la vendita di Napoli, Sicilia e Sardegna per ridurre il deficit dell’Italia.
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Lo faceva alla trasmissione che Klaus Davi conduce su You Tube con parole esplicite: “Inutile negare che la mafia in Sicilia e la camorra in Campania sono saldamente radicate nel territorio, quindi una soluzione potrebbe essere che Monti la venda a uno stato estero o a qualche miliardario visto che non si riesce ad estirpare il malaffare troppo radicato. Nonostante i numerosissimi siciliani e campani onesti non c’è speranza”. Così si esprimeva il leghista che odiava Roma Ladrona ed andava a Roma a prendere lo stipendio e che poi odiava l’Europa, ma riceveva la stipendio da europarlamentare. Quando si tratta di soldi non c’è ideologia che tenga.
Borghezio voleva vendere Napoli, la Sicilia e la Sardegna non solo per questioni economiche, ma perché in quanto “zone completamente improduttive” rappresentavano, a suo dire, una vera e propria “palla al piede” per l’Italia.
Già in quel frangente Salvini, che aveva evidentemente in testa la conquista del Sud a suon di bufale e di conquiste di poltrone, stava zitto. Stava già partorendo la strategia che ha poi portato la Lega a conquistare i consigli regionali Calabria, Sicilia e Sardegna con i risultati che sono sotto gli occhi di tutti.
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(17 aprile 2020)
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