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L’Italia si è svegliata dal sonno della ragione nell’unico modo che conosce: sragionando

di G.G. #Coronavirus twitter@gaiaiataliacom #Italia

 

Il coronavirus ha un merito, che diventerà presto una colpa, il merito di avere svegliato gli italiani dall’irragionevole sonno nel quale si sono precipitati. Ma dato che non volevano svegliarsi anche quel risveglio obbligato diventerà un risveglio bastardo. Perché si sta sempre meglio dove si era, e non dove si deve andare.

L’Italia si è infatti svegliata dal sonno della ragione nell’unico modo che conosce: sragionando. Lo ha fatto nei modo fantasiosi che le sono propri: fuggendo da luoghi infetti, infettando altri luoghi che non lo erano; inventandosi cure decise da uno che ha girato un video in Giappone  e ha deciso che tutti stavano bene grazie ad un farmaco; un governatore che farneticava di popoli mangiatopi ha deciso di sperimentare quel farmaco grazie alle indicazioni di quel tizio che ha girato un video in Giappone; scoprendo un tal Burioni, unica persona che ha ragionato con un minimo di testa dall’inizio, ha dovuto aspettare che i fatti gli dessero ragione per avere accesso alla parola pubblica; bestemmiando contro tutto e tutti, lamentandosi della quarantena e invocando la quarantena, ma non per sé, per gli altri; gridando in televisione, in risposta a domande di giornalisti prezzolati, voi ci volete tenere in casa, ma non ci staremo mai e ci troveremo in tanti nelle nostre case per divertirci, un senso di responsabilità che fa tanto ben sperare per il futuro; osservando l’azione di politici che tutto ciò che fanno è tentare di dare spallate al governo senza dire mai che ciò che rimarrà di questo paese nel post-epidemia saranno macerie.

Le sorti della comprensione di ciò che succederà a questo paese sono affidate a strutture, non casualmente le chiamo strutture, che non hanno nessun interesse a dire come stanno le cose sul serio perché fanno capo a gruppi industriali e o di lobbying politico-industriale che devono trarre guadagno dal veicolare le opinioni: così viviamo in un panorama culturale omologato pur in una scelta variegatissima dove l’80% dei mezzi di informazione è in mano a quattro soggetti che a far avanzare il paese al di là di quello che serve alla loro sopravvivenza non hanno nessun interesse; la musica è la stessa ovunque; i teatri sono genuflessi al potere e gestiti da burocrati che si sentono artisti, ma in realtà sono ragionieri (e della peggior specie); la libera concorrenza è vissuta come la libertà di accoltellarsi e se sono migliore di te puoi sempre accusarmi di qualche turpe vizio sessuale dato che sulla competenza sono intoccabile; informazione vuol dire raccontare quanti personaggi famosi sono stati infettati e quanti di loro sono morti. Il dramma è che c’è chi legge e clicca.

E’ un’immagine spietata? No. La realtà è assai peggio. E peggio diventerà.

Ora che hanno paura gli abitanti di questo paesucolo di provincia, incolto e raffazzonato come la testa di chi lo abita, si sentono nella necessità di dover essere buoni. I profili social sono pieni di buoni sentimenti, incoraggiamenti e meraviglie poetiche [sic] motivazionali dove si prende sul serio l’idea di chiedere perdono a quel dio nel quale si racconta di credere, dimenticandosi di quando si augurava la morte al primo che diceva una cosa contraria al proprio pensiero. Anche questo è Italia.

Mi fa un po’ schifo tutto ciò che leggo e sento, ma in profondità io sono certo che pur nascosto sotto strati e strati di idiozia, superficialità e disincanto che si trasforma in cattiveria, nel cuore dei miei connazionali ci sia tanto di buono.

Il punto però non è che il sonno della ragione generi mostri. Il punto è ciò che si decide di fare di noi stessi quando ci accorgiamo di essere mostri al di là della ragione. Se si sceglie di dare la colpa al coronavirus come si sono incolpati tutti i politici cialtroni che si sono eletti consapevolmente negli ultimi venticinque anni, non ci sono grandi speranze per il futuro. Così come se si sceglie di sragionare a suon di tweet e di post invece di agire dove si deve agire. Nella realtà vera.

Io sono, personalmente, tranquillo. C’è sempre la mia isoletta sperduta dove andrò a morire in pace.

 

(24 marzo 2020)

©gaiaitalia.com 2020 – diritti riservati, riproduzione vietata

 

 





 

 

 

 

 

 

 

 

 

 




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