di Ennio Trinelli

Quella di Bettino Craxi è stata, e resta anche a vent’anni dalla morte, una figura controversa. Un uomo politico di straordinario carattere e altrettanto straordinaria levatura, che non ha lasciato eredi degni di tale nome e che ha finito i suoi giorni da esiliato, costretto a fuggire da un sistema politico – che è ancora quello da lui chiarissimamente descritto – che aveva deciso di fargliela pagare.
Con un discorso di straordinaria lucidità e coraggio, subito dopo Tangentopoli, subito dopo il Pio Albergo Trivulzio, subito dopo le monetine e gli insulti, subito dopo la richiesta di autorizzazione a procedere, Craxi fece vedere di che pasta è fatto con discorso coraggiosissimo nel quale chiedeva ai partiti, e ai deputati e senatori uniti e felici di avere finalmente un colpevole, chi tra loro potesse dire che il sistema messo sotto accusa non era sistema comune. O meglio, pratica comune.
Fui tra coloro che gioirono quando Craxi venne sottoposto alla pratica della richiesta di autorizzazione a procedere, poi accordata. Fui tra coloro che gioirono quando venne il giorno in cui il parlamento disse “sì”. Mi pento di avere provato quella gioia. Non perché mi sono convertito al craxismo venti anni dopo. Ma perché vent’anni dopo capisco che non avevo capito niente. Non avevo capito – io che mi pensavo furbo – che quella vicenda, benissimo raccontata da Massimo Pini nel suo libro “Craxi” edito da Mondadori, sarebbe stata l’anticamera dei vari tentativi di mettere pietre tombali sulla democrazia come l’avevo conosciuta fino a quel momento.
Pietra tombale che ebbe poi nomi e cognomi, quelli di coloro che vennero dopo, pronti a dare il colpo di mannaia finale.
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Craxi era uomo di decisioni, anche impopolari, ma di decisioni. Lo dimostra ciò che successe a Sigonella quando l’allora presidente del Consiglio fece circondare la base dai Carabinieri dicendo in quel modo agli USA che l’Italia era un paese sovrano e che nessuno poteva comandare in Italia al di là dei governi legittimi.
Craxi fu sempre inviso ai suoi contemporanei, era un uomo che non faceva nulla per rendersi simpatico – ma un uomo di governo deve governare non fare la soubrette come succede oggi – ed Eugenio Scalfari, che oggi tuona dall’alto del suo pulpito di fustigatore e di illuminato onnisciente, ebbe le chiappe bruciacchiate, salvate proprio da Craxi che lo mise in lista nel PSI (Scalfari fu eletto in due collegi, era il 1960). Da allora Bettino ebbe, proprio in Eugenio Scalfari, il suo peggior nemico.
Del resto il vetusto fondatore di Repubblica è uomo specializzato nelle repentine antipatie, vieppiù giustificate solo ai suoi occhi.
Chiamavano (e chiamano) Craxi “latitante”, ma non lo era. Per il Diritto Internazionale era un rifiugiato. Politico, aggiungiamo noi. E l’allora presidente tunisino Ben Ali fu chiarissimo: Craxi poteva soggiornare in Tunisia e la Tunisia lo accoglieva come suo cittadino, ma avrebbe dovuto rinunciare per sempre a fare politica, altrimenti avrebbe dovuto lasciare il Paese. Craxi accettò, suo malgrado, e deve essergli costato molto rinunciare a quella che era stata la straordinaria passione della sua vita che lo aveva portato ai vertici della politica nazionale ed internazionale (perché Craxi, al contrario di certi ministrucoli che si fregiano di cinque stelle, godeva di straordinario prestigio e rispetto internazionali e sapeva che la politica estera non è una sfilata di moda).
Non è un articolo per fare apologia di un personaggio, questo. La Storia sta già facendo giustizia da sola. E’ un articolo che scrivo per darmi del cretino. Perché di quel periodo storico di cui pensavo di avere capito tutto, non avevo capito nulla. Ed è insieme un suggerimento a chi oggi con troppa pancia e superficialità guarda ad eventi che hanno le radici proprio nel periodo storico di cui vi sto parlando, i cui effetti si manifestano soltanto oggi, basandosi su sgrammaticati post pubblicati su social network che non raccontano nemmeno un quarto di quello che pretendono di scrivere e che troppi sono convinti di capire. Meglio i libri. Ce ne sono tanti su Bettino Craxi. E tracciano la storia dell’Italia pre-nuovo millennio che permette, a chi ne abbia voglia, di capire con chiarezza perché siamo immersi fino al collo in ciò in cui siamo immersi fino al collo.
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(19 gennaio 2020)
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